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Caso Liliana Resinovich, i risultati delle ultime analisi: la prova sulle scarpe della vittima

Le indagini sulla morte di Liliana Resinovich, avvenuta il 5 gennaio scorso, stanno proseguendo. La donna scomparve il 14 dicembre 2021 e il suo corpo venne ritrovato il 5 gennaio 2022 nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni. Dopo aver analizzato gli indumenti della vittima, gli inquirenti ora possono trarre alcune conclusioni.

Caso Liliana Resinovich, cosa ha dimostrato il terriccio sotto le suole delle scarpe

Stando a quanto comprovato dalle analisi, le suole delle scarpe di Liliana Resinovich contenevano del terriccio compatibile con quello della zona boschiva in cui è stato trovato il suo corpo. Questo particolare potrebbe confermare l’ipotesi che Liliana abbia raggiunto il luogo dove poi venne ritrovato il suo cadavere, volontariamente. La causa della morte della vittima è il soffocamento. Nell’ambito dell’indagine, non ci sono indagati e la Procura di Trieste ha aperto un fascicolo per sequestro di persona.

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Liliana Resinovich, il prossimo step degli inquirenti

Ci sono ancora due oggetti da analizzare. Una bottiglietta trovata nei pressi del cadavere e repertata dalla Polizia scientifica, e i telefoni di Liliana. Secondo quanto riporta “Il Piccolo”, il prossimo 4 maggio la Polizia scientifica di Roma analizzerà il contenuto della bottiglia, in particolare controllerà se ci sono tracce di sostanze stupefacenti. La Procura, il prossimo 27 aprile, affiderà invece l’incarico di analizzare i telefoni della vittima, a un ingegnere informatico che esaminerà approfonditamente la memoria dei dispositivi per rintracciare l’eventuale presenza di messaggi e mail cancellati, video guardati e siti visitati.

Gli inquirenti hanno intanto interrogato e indagato su tre uomini (il marito Sebastiano Visintin, l’amico Claudio Sterpin e il vicino di casa Salvatore Nasti). Tutti e tre però sono risultati essere completamente estranei alla vicenda. Nessuna prova li colloca nel luogo del delitto. Nessuno dei tre era effettivamente iscritto al registro degli indagati, ma gli inquirenti hanno comunque considerato l’ipotesi di un loro coinvolgimento, visto il loro stretto rapporto con la vittima. Ipotesi poi del tutto esclusa dalle analisi di laboratorio.

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