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Guerra in Ucraina, l’Italia potrebbe intervenire: l’allarme del generale Camporini

L’Italia potrebbe essere chiamata in causa nella guerra in Ucraina. Il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa, lancia l’allarme. Per il paese sarebbe una vera e propria sciagura. Le conseguenze del conflitto russo-ucraino sono già arrivate in Italia e il paese sta vivendo un periodo di crisi economica. Entrare in guerra significherebbe rischiare veramente il collasso totale. (Continua dopo la foto…)

Guerra in Ucraina, il ruolo dell’Italia

Il conflitto russo-ucraino, iniziato nel 2014, è divampato lo scorso febbraio, quando il presidente Vladimir Putin ha ordinato l’invasione dell’Ucraina. L’armata russa ha colpito la capitale Kiev, la città di Kharkiv e i due porti strategici di Odessa e Mariupol. In seguito sono state colpite anche Dnipro e Leopoli. L’esercito ucraino si è assiepato a Kiev ed ha opposto una strenua resistenza.

L’azione russa è stata ovviamente condannata dalla NATO e da tutti gli stati presenti al suo interno. Nei confronti della Russia sono state inasprite le sanzioni. Anche l’Italia sta giocando la sua parte: il nostro paese, infatti, rientra nella lista dei “paesi ostili” presentata al presidente Putin. Nel frattempo, però, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha dichiarato che l’Italia può essere garante della neutralità dell’Ucraina. Questo, però, potrebbe comportare anche un grosso rischio per il nostro paese. (Continua dopo la foto…)

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L’allarme del generale Camporini

Il generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato maggiore della Difesa, ha lanciato un serio allarme. Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, ha avanzato l’ipotesi che il nostro paese diventi garante di neutralità dell’Ucraina. Il generale allora ha sottolineato: “È un ruolo molto delicato perché, stabilite le regole, se c’è violazione da parte di una delle parti bisogna intervenire. E di Mosca non c’è da fidarsi”. L’articolo 5 del trattato Nato, infatti, prevede l’obbligo da parte dei firmatari di intervento militare se si verificano violazioni da parte di chi aggredisce. Bisogna dunque “mettere in conto il rischio di essere coinvolti”.

“Un conto è una presa di posizione” – prosegue Camporini – “un conto sono i fatti. È certamente prestigioso far parte di un pool di Paesi ritenuti capaci e affidabili. Ma forse bisogna anche spiegare all’opinione pubblica che si tratta di un impegno gravoso che comporta anche dei rischi”.

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