
Il mondo della musica piange la perdita di un artista immenso e raffinato, la cui fine tragica sembra quasi un paradosso crudele del destino. Tucker Zimmerman, il leggendario cantautore statunitense che divenne un autore di culto fin dagli anni Sessanta, è “morto all’età di 84 anni in seguito a un incendio che ha distrutto la sua abitazione in Belgio”. In questa notte di fiamme a Saint-Georges-sur-Meuse, nella provincia di Liegi, la tragedia ha raddoppiato il suo peso: nel rogo “ha perso la vita anche la moglie, Marie-Clarie Lambert, con cui era sposato da 50 anni”. Nonostante il pronto allarme dei residenti nelle prime ore di sabato 17 gennaio, l’arrivo dei soccorsi è stato vano, poiché la struttura era già interamente preda del fuoco.
Un talento puro tra Europa e leggenda
Zimmerman non è stato solo un musicista, ma una figura di riferimento per i giganti della storia del rock. Dopo aver lasciato gli Stati Uniti per studiare musica in Europa, approdò al successo con il debutto “Ten Songs”, tracciando un solco profondo con brani come “Burial At Sea”, “Handful of Rain” e “She’s an Easy Rider”. La sua eredità artistica è stata celebrata con commozione da Tony Visconti, il celebre produttore di David Bowie, che ha ricordato il legame profondo tra i due: “David Bowie lo adorava”, ha confessato Visconti, rammentando serate leggendarie all’Arts Lab dove “Tucker suonò un suo set al Three Tuns di Beckenham e David gli regalò un vero spettacolo psichedelico di luci”.
La stima che il Duca Bianco nutriva per lui era immensa, tanto da definirlo “troppo qualificato per il folk”, lodando la sua preparazione accademica e la capacità di creare atmosfere intense e severe. Zimmerman si era stabilito definitivamente in Belgio all’inizio degli anni ’70, continuando a produrre arte fino ai suoi ultimi giorni. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in quella generazione di autori capaci di unire rigore compositivo e spirito visionario.