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Federica Torzullo, la straziante notizia sul figlio: cosa succede ora

La tragedia avvenuta ad Anguillara continua a produrre conseguenze pesantissime, soprattutto per il figlio di Federica Torzullo, un bambino di nove anni rimasto improvvisamente senza genitori e senza punti di riferimento. Dopo l’uccisione della donna, per la quale il marito Claudio Carlomagno ha confessato le proprie responsabilità, l’attenzione delle istituzioni e dei familiari si è concentrata sulla tutela del minore e sulla necessità di garantirgli stabilità, protezione e continuità.

Secondo quanto ricostruito finora, al bambino è stata comunicata la verità in modo graduale e con la massima cautela possibile, affinché potesse comprendere l’accaduto senza essere esposto a ulteriori traumi. Resta però un dato oggettivo: in pochi giorni la sua vita è stata stravolta e la sua famiglia è stata spezzata, con un carico emotivo che richiederà tempi lunghi e un supporto costante.

La decisione del Tribunale: collocamento dai nonni materni

In questo contesto si è attivata una rete di sostegno che coinvolge sia i parenti più stretti sia gli organi competenti. Il Tribunale per i minorenni di Roma ha disposto la collocazione temporanea del bambino nell’abitazione dei nonni materni, individuata come soluzione immediata per assicurare un ambiente familiare e protetto. «Una decisione arrivata su mia sollecitazione in Procura», ha precisato l’avvocato Carlo Mastropaolo, legale della sorella della vittima, evidenziando che l’intervento dei servizi sociali è stato tempestivo.

Parallelamente, il Comune ha formalizzato un passaggio fondamentale: il sindaco Angelo Pizzigallo è stato indicato come tutore legale, consentendo il coordinamento delle decisioni urgenti e garantendo che ogni scelta avvenga nel primario interesse del minore.

Una rete di protezione tra casa, scuola e servizi sociali

Tra gli obiettivi immediati indicati da chi segue la vicenda c’è il recupero di una quotidianità il più possibile regolare. Anche per questo è stato predisposto il rientro del bambino a scuola, programmato con particolare attenzione. Il reinserimento richiede un lavoro di preparazione per evitare esposizioni indesiderate o pressioni emotive.

Il rientro in classe è stato quindi accompagnato da un confronto tra istituzioni, scuola e famiglia, con l’obiettivo di creare un contesto discreto e sicuro. «In questa fase tutti siamo concentrati su un solo punto: il reinserimento del bambino in una quotidianità normale e i nonni materni insieme alla zia sono molto uniti nel garantire serenità al piccolo», ha ribadito l’avvocato Mastropaolo, sottolineando la compattezza dei parenti materni in un momento che resta estremamente delicato.

Accanto all’ambito scolastico, prosegue il lavoro dei servizi sociali, con percorsi di supporto e monitoraggio destinati a garantire continuità e stabilità nel tempo.

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