
Le trattative sul nucleare iraniano risultano in una fase di stallo e la tensione tra Stati Uniti e Iran continua ad aumentare. Secondo ricostruzioni riferite da media internazionali, il presidente Donald Trump starebbe valutando anche l’ipotesi di un intervento militare, dopo l’assenza di progressi nei recenti contatti diplomatici finalizzati a limitare il programma nucleare di Teheran.
Il quadro viene descritto come altamente instabile: da un lato Washington rafforza la propria postura nella regione, dall’altro Teheran segnala capacità e disponibilità a reagire rapidamente. In questo contesto, la comunità internazionale osserva l’evoluzione con preoccupazione, poiché un’ulteriore escalation potrebbe coinvolgere l’intero Medio Oriente e incidere sui principali equilibri di sicurezza.


Fonti vicine all’amministrazione statunitense parlano di opzioni operative analizzate con un livello di dettaglio avanzato, pur in assenza di un ordine formale. La linea pubblica americana, secondo quanto riportato, si è irrigidita parallelamente al perdurare dell’impasse negoziale, mentre il dispositivo militare nella regione viene presentato come strumento di deterrenza e, se necessario, di azione.
In parallelo, anche l’Unione Europea prepara ulteriori misure restrittive. Bruxelles valuta nuove sanzioni e un inasprimento dell’isolamento politico, in un quadro che intreccia la questione nucleare con la situazione interna iraniana e la risposta delle autorità alle proteste. (Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva…)