
Prosegue la discussione su quanto avvenuto sabato a Torino durante il corteo pro Askatasuna, degenerato in violenti scontri in diversi punti della città. Nel corso della manifestazione sono state danneggiate vetrine e colpiti bancomat; si sono registrati contatti con le forze dell’ordine e un agente di polizia di 29 anni è stato ricoverato dopo essere stato aggredito. L’episodio ha riaperto il confronto pubblico su sicurezza, gestione dell’ordine pubblico e responsabilità politiche.
Tra gli interventi successivi ai fatti, la giornalista Concita De Gregorio ha proposto una lettura che invita a spostare l’attenzione dagli autori materiali delle violenze alle ragioni e agli effetti che tali episodi producono sul piano politico e sociale.

Torino, corteo pro Askatasuna: la domanda sul “a chi conviene”
Nella sua analisi, De Gregorio richiama una questione centrale: a chi conviene che un agente venga colpito durante una manifestazione. Il punto, secondo la giornalista, non si esaurisce nell’indignazione per l’aggressione, ma si collega alle conseguenze che l’innalzamento del livello di conflitto può determinare nel dibattito pubblico e nelle scelte istituzionali.
In questo quadro viene citato, come riferimento storico, il tema della strategia della tensione, precisando che i contesti non sono sovrapponibili, ma che il meccanismo evocato è quello dell’aumento dello scontro con effetti sulla legittimazione di risposte più dure in materia di ordine pubblico.


Scontri a Torino: persone incappucciate e presenze riconoscibili
Un altro passaggio dell’analisi riguarda l’identificazione dei soggetti che avrebbero alimentato le violenze. Dai resoconti disponibili emerge che già dalle prime ore del mattino sarebbero state notate persone incappucciate e con oggetti contundenti, facilmente riconoscibili anche da chi si trovava lungo il percorso.
Secondo quanto riportato nell’analisi, si tratterebbe di figure non necessariamente sconosciute né alle istituzioni né ad alcune aree del movimento. Viene inoltre sottolineato che tra i presenti non ci sarebbero soltanto presunti stranieri, ma anche italiani, e che alcuni di questi soggetti ricomparirebbero con frequenza in contesti simili.
Da qui l’interrogativo, posto in termini operativi: perché lasciarli passare e consentire che entrino nei cortei, fino a guidarne i momenti più critici, influenzando l’andamento di manifestazioni con migliaia di partecipanti.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva