
Il nuovo anno si apre con un ulteriore irrigidimento nei rapporti tra Italia e Commissione europea: Bruxelles ha infatti avviato sei nuove procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese. Una parte rilevante delle contestazioni riguarda ancora una volta la tutela dell’ambiente, confermando una criticità che negli ultimi anni si è trasformata in un elemento ricorrente dell’agenda europea nei confronti dell’Italia.
Il dato si inserisce in un quadro già complesso. Nel corso del 2025 erano state avviate sette procedure e, secondo i rilievi più recenti, continuano ad accumularsi contestazioni che toccano settori chiave come aria, acqua e gestione delle risorse naturali.

Ambiente e direttive Ue: perché Bruxelles insiste
Le nuove lettere di messa in mora inviate dalla Commissione Ue riguardano ambiti differenti: dalle regole sulle acque alle prescrizioni sulla qualità dell’aria, fino a obblighi di semplificazione amministrativa in settori tecnici che includono alimenti, rumore e apparecchiature radio.
Tra i dossier più sensibili resta quello della qualità dell’aria. La Pianura Padana continua a essere indicata come una delle aree più esposte a livelli elevati di inquinamento atmosferico e per questo Bruxelles mantiene alta l’attenzione sull’efficacia delle strategie nazionali e locali.
Il peso economico delle infrazioni e i precedenti
Le procedure di infrazione non hanno solo un peso istituzionale: possono trasformarsi in un onere economico significativo. Come ricordato dal commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, dal 2012 l’Italia ha già versato 1,2 miliardi di euro in seguito a sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea. È un dato che evidenzia l’impatto concreto di ritardi amministrativi, recepimenti incompleti e mancata esecuzione di quanto richiesto.
Secondo l’ultimo aggiornamento del Dipartimento degli Affari europei, pubblicato l’11 dicembre 2025, le procedure di infrazione complessive a carico dell’Italia sono 69, con 24 in materia ambientale, circa un terzo del totale. La fotografia è coerente con quanto riportato anche nella relazione 2025 della Corte dei Conti sui rapporti finanziari con l’Unione europea, che quantifica in oltre 800 milioni di euro i costi sostenuti dal Paese per infrazioni ambientali.
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