
La morte di Claudio Sterpin riporta al centro dell’attenzione uno dei casi più discussi della cronaca italiana degli ultimi anni: quello di Liliana Resinovich. Sterpin, figura centrale nella vicenda sin dal primo giorno della scomparsa della donna, è venuto a mancare nelle ultime ore a Trieste. Aveva 85 anni ed era conosciuto non solo per la sua vita sportiva attiva, ma anche per il ruolo decisivo avuto nelle fasi iniziali delle indagini.
Gli investigatori, tuttavia, avevano già previsto questa eventualità, considerata la sua età avanzata, e avevano provveduto a cristallizzare formalmente la sua testimonianza nell’estate del 2025. Questo passaggio è considerato cruciale perché consente agli inquirenti di continuare a utilizzare le sue dichiarazioni anche dopo la sua morte, senza compromettere il percorso investigativo già avviato.
Chi era Claudio Sterpin, l’“Abebe Bikila triestino”
Claudio Sterpin era una figura molto conosciuta a Trieste, dove veniva soprannominato l’“Abebe Bikila triestino” per la sua straordinaria resistenza fisica e la passione per la corsa, mantenuta anche in età avanzata. Nato nel 1939, Sterpin aveva costruito nel tempo un’immagine quasi simbolica nella comunità locale: un uomo energico, disciplinato e profondamente legato allo sport.
Negli anni precedenti alla sua morte, però, il suo nome era diventato noto a livello nazionale per il legame con Liliana Resinovich, pensionata di 63 anni scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio 2022 in circostanze mai chiarite definitivamente. Sterpin aveva raccontato pubblicamente di aver riallacciato con lei una relazione sentimentale, molti anni dopo un primo legame giovanile.
Il primo a dare l’allarme il giorno della scomparsa
Claudio Sterpin fu la prima persona ad accorgersi che qualcosa non andava. La mattina della scomparsa, infatti, aveva un appuntamento con Resinovich. Quando la donna non si presentò e risultò irreperibile, fu proprio lui a manifestare forte preoccupazione e a collaborare immediatamente con le autorità.
Tre settimane dopo, il corpo della donna venne ritrovato in un’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, avvolto in due sacchi neri. Fin dall’inizio, Sterpin si dichiarò contrario all’ipotesi del suicidio, sostenendo che la donna stesse progettando una nuova vita insieme a lui. Secondo il suo racconto, i due avevano intenzione di convivere e avevano già fatto progetti concreti per il futuro.
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