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Petroliera alla deriva a Lampedusa: situazione grave. Ora arriva l’annuncio del governo italiano

Petroliera russa alla deriva nel Mediterraneo centrale verso Lampedusa

Una petroliera russa gravemente danneggiata e ormai priva di equipaggio sta facendo scattare l’allerta nel Mediterraneo centrale: l’unità, diretta verso le acque di Lampedusa, trasporta a bordo circa 900 tonnellate di gasolio e presenta anche due serbatoi con gas liquefatto. Il carico complessivo, secondo le informazioni disponibili, riguarda circa 61mila tonnellate di gas naturale liquefatto, elemento che rende la situazione particolarmente delicata sul piano della sicurezza.

La nave è stata identificata come Artic Metagaz e, stando a quanto riportato da fonti governative, la vicenda è arrivata immediatamente ai massimi livelli istituzionali. Come riferito, “È previsto a breve a Palazzo Chigi un vertice sulla petroliera russa “Arctic Metagaz alla deriva e carica di 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto”.

Monitoraggio della petroliera Artic Metagaz tra Malta e Linosa

La nave danneggiata e l’ipotesi dell’attacco con droni

A rendere più complesso il quadro è il contesto in cui si è verificato il danneggiamento: l’unità, lunga 277 metri, sarebbe stata colpita nella notte tra il 3 e il 4 marzo da attacchi con droni non attribuiti con certezza, ritenuti probabilmente ucraini. Dopo l’evento, le condizioni operative della nave si sarebbero rapidamente deteriorate fino a perdere piena governabilità.

Secondo le ricostruzioni disponibili, i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo dalla guardia costiera libica. Il cargo, tuttavia, è rimasto in mare senza personale a bordo e senza capacità di manovra, spinto da venti e correnti e dunque esposto a variazioni di rotta non controllabili.

Dalla Russia al Mediterraneo: la rotta della Arctic Metagaz

La Artic Metagaz sarebbe salpata il 24 febbraio da Murmansk, nel nord della Russia, con destinazione indicata verso il Canale di Suez. L’attacco e il danneggiamento sarebbero avvenuti quando l’unità si trovava in navigazione in acque internazionali, a circa 100 chilometri dalle coste di Malta, in un’area in cui il traffico marittimo è costante e le condizioni meteo possono cambiare rapidamente.

Un elemento rilevante per la ricostruzione è legato alla tracciabilità: dopo l’incidente, il segnale del sistema di identificazione automatica (AIS) risulta perso a circa 30 miglia nautiche dalla costa nord-orientale di Malta. L’assenza di trasmissioni regolari ha reso più difficile definire con precisione la posizione e l’evoluzione della deriva nelle fasi successive, almeno fino a quando non è stato possibile ristabilire un quadro più chiaro tramite monitoraggi dedicati.

Al momento, la petroliera viene segnalata tra Malta e Linosa, a una distanza di circa 25-30 miglia dall’isola. Si tratta di una zona sensibile sia per la vicinanza alle coste italiane sia per la presenza di rotte commerciali e di collegamenti marittimi con le isole del Canale di Sicilia.

Il controllo dell’unità è effettuato in modo continuativo da assetti della Marina Militare italiana e dalla Capitaneria di Porto. Le attività di sorveglianza e coordinamento, secondo quanto riferito, sono gestite dal Dipartimento della Protezione Civile, con un’attenzione specifica alla tutela delle acque e delle coste italiane, considerata la natura del carico e la condizione della nave.

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