
L’impatto del conflitto in Iran si riflette anche sui costi della spesa quotidiana. Dopo gli effetti sui carburanti, l’attenzione si concentra sull’aumento dei prezzi di frutta e verdura, con rincari segnalati fino al 50%.
Secondo quanto riportato dall’Osservatorio del Centro Agroalimentare di Roma, a incidere sono soprattutto l’aumento del gasolio agricolo e le difficoltà di approvvigionamento dei fertilizzanti, voci di costo collegate al mercato energetico e, in parte, alle materie prime provenienti dall’area mediorientale.
Nel frattempo, gruppi di consumatori hanno chiesto l’intervento dell’Antitrust per verificare l’andamento dei prezzi lungo la filiera.

Prezzi di frutta e verdura: l’effetto del caro energia sulla filiera
Il rialzo del prezzo del petrolio e dei derivati energetici ha ripercussioni dirette sui costi di produzione agricola e di trasporto. Il gasolio agricolo, utilizzato per le lavorazioni nei campi e per la logistica, rappresenta una componente rilevante per le aziende del settore.
In questo contesto, l’aumento dei costi si trasferisce progressivamente sui listini all’ingrosso e, in seguito, sui prezzi al dettaglio, con un impatto immediato su ortaggi e prodotti freschi, più esposti alle variazioni della catena distributiva.

Stretto di Hormuz e materie prime: criticità per i fertilizzanti
Oltre all’energia, un ulteriore elemento riguarda le forniture di fertilizzanti. Il quasi totale blocco dello Stretto di Hormuz, riferito come confermato dalla nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei, viene indicato come fattore in grado di ostacolare il commercio internazionale di prodotti essenziali per l’agricoltura.
Lo Stretto è considerato un passaggio strategico per una quota significativa del commercio marittimo di fertilizzanti. Nell’area del Golfo Persico si concentrano produzioni e scambi di componenti come urea, fosfati e zolfo, utilizzati per colture di base tra cui grano, mais e riso.
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