
Si è concluso il capitolo dedicato al referendum sulla giustizia, promosso dal governo, e i risultati hanno consegnato una chiara batosta con la vittoria del “No”. Ora è tempo di bilanci, di capire le implicazioni sia per l’esecutivo sia per il futuro dell’Italia, perché la riforma bocciata racconta molto sul Paese. C’è chi la legge come un’occasione mancata, chi sottolinea la deriva del dibattito pubblico, ridotto a tifoserie che poco avevano a che fare con il merito della riforma, e chi invece lo interpreta come una crepa nel consenso di Giorgia Meloni e come un segnale positivo per il Paese.
Ma al di là di ogni interpretazione, emerge un dato incontrovertibile: l’affluenza significativa, che racconta di un Paese questa volta deciso a partecipare, cosa non sempre scontata. Su questo fronte torna sotto i riflettori l’intervento di una voce nota del panorama televisivo italiano: Luciana Littizzetto.

Che tempo che fa, la letterina di Luciana Littizzetto
Nella puntata di domenica 22 marzo di Che tempo che fa sul NOVE, la comica torinese ha rivolto la sua consueta letterina al pubblico con un attacco serrato agli astenuti dal voto in occasione del referendum sulla giustizia che si è svolto negli stessi giorni in Italia. Il suo intervento non si è limitato alla consueta satira: con toni taglienti e riferimenti culturali, Littizzetto ha sfidato l’indifferenza di quanti avrebbero potuto scegliere di non recarsi alle urne, definendoli “ignavi” in riferimento all’opera di Dante Alighieri”.
@la.repubblica La consueta letterina di Luciana Littizzetto, letta durante la trasmissione "Che tempo che fa" sul Nove, è dedicata a chi non vota al referendum sulla giustizia, che Littizzetto definisce con l'aggettivo usato da Dante Alighieri nella sua Commedia: "Ignavi". Video Nove – Streaming ed episodi completi su Discovery+
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Referendum: l’appello di Littizzetto contro l’astensione
In un Paese dove il voto per consultazioni popolari come il referendum costituzionale del 2026 – incentrato su modifiche alla costituzione italiana e in particolare sul sistema giudiziario – rappresenta un impegno civile (anche se il quorum non è richiesto per la validità), il tasso di partecipazione è sempre stato sotto i riflettori. Lettizzetto ha trasformato questa prospettiva in una reprimenda pubblica: “Caro ignavo, sua indolenza eminentissima, cugino primo dell’astenuto e parente alla lontana dell’assente ingiustificato. Tu che dici, non vado a votare, tanto per me sono tutti uguali.” con un rimando diretto agli “ignavi” della Divina Commedia che non meritano né l’inferno né il paradiso perché incapaci di prendere una posizione. Il messaggio è tanto provocatorio quanto cristallino: l’astensione, secondo la sua visione, non è un’opzione neutrale, ma una scelta politica in sé.
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