
Il passaggio politico più delicato aperto dal referendum sulla separazione delle carriere, Giorgia Meloni imprime un cambio di passo e sceglie una conduzione più autonoma, puntando su una linea netta e su decisioni rapide.

Meloni ai ripari dopo il referendum: cambia tutto
La presidente del Consiglio procede senza arretramenti e inquadra la fase come un redde rationem politico destinato a produrre effetti in tempi brevi: intervenire sulle criticità, riorganizzare i livelli di responsabilità e rilanciare l’azione dell’esecutivo. È una strategia che, per definizione, comporta anche margini di rischio e possibili contraccolpi, fino a trasformarsi in un boomerang politico se non sostenuta da coesione e risultati.
All’interno del partito e della maggioranza, intanto, si registra un clima più teso. La prospettiva che episodi controversi o nuove gaffe possano accelerare la stretta – anche alla luce di vicende già finite sotto i riflettori, come il caso legato a Andrea Delmastro – alimenta l’idea di una resa dei conti interna. Il segnale che circola è semplice: meno margini di errore, più disciplina.

Controllo e disciplina: la nuova fase politica secondo Palazzo Chigi
Da Palazzo Chigi filtra una linea operativa improntata alla selezione: chi non tiene il passo rischia di restare indietro. La stretta, secondo quanto emerge, potrebbe riflettersi non solo nella gestione del governo ma anche nella costruzione delle prossime candidature, con criteri più rigidi su affidabilità e rendimento. Le liste elettorali diventano così un terreno decisivo per misurare la nuova fase.
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