
La variabile decisiva, oggi, non è soltanto la quantità di energia disponibile, ma la rapidità con cui i flussi possono tornare regolari. Per questo l’ipotesi di un lockdown energetico non viene più trattata come un esercizio teorico: secondo la finestra indicata dall’esecutivo, le prime misure potrebbero scattare già a maggio, in stretta relazione con l’operatività dello Stretto di Hormuz. Se la circolazione delle forniture non riparte in tempi brevi, il sistema rischia di entrare in una fase di restrizioni generalizzate.
Il messaggio arrivato dal ministro della Difesa Guido Crosetto è stato netto e non lascia spazio a interpretazioni: “È ciò che si teme. Non tutto ma molto”. L’attenzione, quindi, si sposta sulla tenuta complessiva della rete e sulle conseguenze pratiche per famiglie e imprese, nel caso in cui le consegne rallentino o diventino discontinue.

Il nodo delle forniture e la possibile data di maggio
Il calendario è uno dei punti più sensibili. Nel giro di alcune settimane, il flusso di gas potrebbe iniziare a ridursi, rendendo più difficile mantenere costante l’alimentazione del sistema. Anche con stoccaggi attorno al 44%, sopra la media europea, il problema resta la continuità delle forniture.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin è atteso a Palazzo Chigi per aggiornare il governo su consumi e scenari, mentre si lavora a un pacchetto di misure simile a quello adottato durante la crisi energetica del 2022.
Le misure allo studio: razionamenti e limiti ai consumi
Le prime ipotesi operative riguardano interventi diffusi e progressivi. Il punto centrale è il razionamento: un grado in meno per i condizionatori, riduzione delle ore di utilizzo e regole analoghe per i termosifoni.
Tra le misure già valutate tornano anche strumenti concreti: smart working più diffuso, targhe alterne e riduzione dell’illuminazione pubblica nelle fasce meno critiche. L’obiettivo è abbassare i consumi in modo significativo, evitando uno stop totale ma preparando il sistema a scenari più rigidi.
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