
Prima arriva quel boato sordo, come se il suolo stesse trattenendo il respiro. Poi la terra si muove davvero: non un tremolio qualunque, ma un colpo secco e lungo, capace di far vacillare certezze e pareti, e di trasformare in un attimo la normalità in una corsa contro il tempo.
Nelle prime decine di minuti, tutto ruota attorno a una sola parola: allerta. Sirene, telefoni che vibrano senza sosta, mappe che si aggiornano a raffica. E sopra ogni cosa, quell’incubo che torna sempre quando il mare è coinvolto: la possibilità di un’onda improvvisa, di una costa che cambia volto, di una notte che non finisce più.

Allarme tsunami, la situazione
È così che, lunedì 20 aprile 2026, il nord-est del Giappone si è ritrovato a fare i conti con un terremoto violentissimo. La scossa è stata stimata in magnitudo 7.5, con epicentro in mare, lungo la fascia costiera nord-orientale, a circa dieci chilometri di profondità. La Japan Meteorological Agency (JMA) ha diramato l’allarme tsunami per diverse aree, con previsioni che parlavano di onde fino a tre metri.
Mentre i sistemi di monitoraggio scandagliavano ogni variazione del livello marino, le prime segnalazioni hanno cominciato a delineare lo scenario: un’onda di circa 80 centimetri sarebbe stata registrata in un porto della zona, un dato sufficiente a far scattare il livello massimo di attenzione e a spingere i vertici del Paese ad attivare una risposta immediata.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva