Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Guerra, è finita per Putin. La pessima notizia per lui è appena arrivata

Non è più solo una guerra di trincee e avanzate lente. Da settimane, in Russia, qualcosa si incrina lontano dal fronte: non si vede nelle mappe, ma si sente nei rifornimenti, nei prezzi, nei nervi scoperti di un Paese in economia di guerra. E quando manca ciò che fa muovere tutto, anche il potere inizia a tremare.

Al primo maggio 2026 il conflitto in Ucraina, ormai nel suo quinto anno di operazioni su vasta scala, sembra aver cambiato pelle. Meno “carri armati contro carri armati”, più una sfida che passa per infrastrutture, tecnologia e logistica. Kiev, di fronte alla sproporzione numerica russa, ha scelto una strada diversa: colpire dove fa più male, nel punto in cui la macchina bellica di Mosca si alimenta.

Putin in un'immagine simbolo del potere russo

La nuova strategia ucraina ha un bersaglio preciso e non è un segreto: le infrastrutture petrolifere. Non per “fare scena”, ma per bloccare il meccanismo che porta carburante, risorse e continuità alle operazioni sul campo. Quando l’energia diventa il fronte, ogni colpo vale più di un chilometro conquistato.

Secondo le ricostruzioni circolate tra analisti e osservatori, gli attacchi con droni a lungo raggio avrebbero messo sotto pressione impianti cruciali, tra cui raffinerie in aree come Perm o Tuapse. Il dato che inquieta è il riflesso industriale: la capacità di raffinazione russa sarebbe scesa a livelli che non si vedevano da oltre quindici anni.

Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva

Successiva
Pagine: 1 2
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure