
Il dato che emerge con maggiore chiarezza dall’ultima rilevazione Bidimedia non riguarda solo le oscillazioni dei singoli partiti, ma l’equilibrio complessivo tra schieramenti. Secondo il sondaggio, oggi il campo largo risulterebbe in vantaggio di circa tre punti sulla coalizione di centrodestra guidata da Giorgia Meloni.
Alla base dello scarto viene indicato un fattore specifico: la presenza di Roberto Vannacci, che dopo la separazione dalla Lega continuerebbe a raccogliere un consenso autonomo stimato attorno al 3-4%. In un sistema in cui le coalizioni determinano la competizione, anche pochi punti possono modificare gli assetti e incidere sul risultato complessivo.

Il calo più evidente riguarda la **Lega** di **Matteo Salvini**, che scenderebbe al 6,2%. Una quota che assume un peso particolare se confrontata con i risultati di pochi anni fa, quando il partito aveva raggiunto percentuali molto più elevate. La contrazione, secondo la lettura del sondaggio, sarebbe collegata anche allo spostamento di una parte dell’elettorato verso l’area che ruota attorno a Vannacci.
Nel dettaglio, la somma dei partiti del **centrodestra** si attesterebbe al 42,6%. **Fratelli d’Italia** risalirebbe al 27,8% e **Forza Italia** crescerebbe fino al 7,8%, ma l’arretramento della Lega neutralizzerebbe i recuperi degli alleati, lasciando la coalizione sotto le opposizioni.
Le proiezioni di coalizione: perché pochi punti possono cambiare gli equilibri
Il dato aggregato indicato da Bidimedia attribuisce al campo largo il 45,7%. Il vantaggio non deriverebbe da una crescita netta delle opposizioni, ma da una combinazione di fattori: piccoli arretramenti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non impedirebbero comunque alla somma complessiva di restare superiore a quella del centrodestra.
In una competizione elettorale fortemente influenzata dalla capacità di costruire alleanze, il consenso autonomo attribuito a Roberto Vannacci assumerebbe rilevanza non tanto per la dimensione assoluta, quanto per l’origine dei voti. Se la gran parte provenisse dall’area sovranista, l’effetto sarebbe quello di sottrarre margine proprio allo schieramento che finora aveva mostrato maggiore compattezza.
Il quadro evidenziato dal sondaggio viene letto come un segnale di fragilità della coalizione di governo: non necessariamente per un indebolimento del partito principale, ma per la difficoltà di mantenere un perimetro elettorale sufficientemente ampio e coeso. In questa prospettiva, la dinamica interna al centrodestra diventa un elemento decisivo per comprendere le proiezioni di consenso.
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