
Un drone russo ha sconfinato nello spazio aereo della Romania, causando feriti e aprendo, per alcune ore, una finestra di tensione che ha coinvolto direttamente la Nato. Nella notte tra giovedì e venerdì, secondo quanto riportato da fonti istituzionali, all’interno dell’Alleanza Atlantica si sono svolte consultazioni rapide e ravvicinate per valutare l’accaduto e le possibili risposte.
Alla fine ha prevalso una linea improntata alla prudenza. L’episodio è stato inquadrato come un incidente legato al conflitto in Ucraina e la reazione è rimasta sul piano diplomatico e difensivo: condanna formale, contatti politici e rafforzamento delle capacità di sorveglianza e intercettazione sul fianco orientale. Una scelta che riduce il rischio di escalation con Mosca, ma che evidenzia anche una vulnerabilità percepita come sempre più critica dalle capitali europee.
Dietro questa impostazione, la valutazione è stata chiara: trasformare lo sconfinamento in un confronto diretto comporterebbe un salto di livello nella crisi. Per questo Bucarest, pur mantenendo una posizione ferma, si è mossa con strumenti tipici della diplomazia: convocazione dell’ambasciatore russo ed espulsione di un diplomatico. Parallelamente, la Nato ha escluso fin dall’inizio il ricorso all’articolo 5, il meccanismo di difesa collettiva previsto in caso di attacco armato contro un Paese membro.
Le ore successive hanno però confermato che l’episodio non può essere letto come un fatto isolato. La traiettoria del velivolo, monitorata dai sistemi romeni, si inserisce in un contesto di violazioni e sconfinamenti che da mesi interessano l’area tra Romania, Moldavia e Mar Nero. Proprio questa continuità alimenta l’attenzione degli apparati militari e la richiesta di misure più robuste per ridurre il margine di rischio.
