
Dopo anni di riservatezza, la famiglia di Chiara Poggi torna a esporsi pubblicamente sul caso di Garlasco. A parlare, per la prima volta dall’avvio dei più recenti sviluppi investigativi, è Marco Poggi, fratello della giovane uccisa il 13 agosto 2007. Le sue dichiarazioni arrivano in un passaggio delicato, mentre l’attenzione sull’inchiesta è nuovamente alta e il dibattito pubblico si è riacceso.
L’intervista, realizzata per la trasmissione Quarto Grado, si inserisce in una fase in cui la vicenda giudiziaria continua a generare domande, ricostruzioni e confronti tra le parti. Il racconto di Poggi, pur misurato, mette al centro il peso di un’esposizione mediatica prolungata e la necessità, ribadita con chiarezza, di difendere la memoria della sorella e la serenità della famiglia.
Nel colloquio con la giornalista Martina Maltagliati, Marco Poggi affronta anche il tema delle ipotesi e delle insinuazioni che, nel tempo, hanno coinvolto indirettamente lui e i suoi familiari. “Si sono fatte ipotesi su di me, non ci posso fare nulla. Spero che prima o poi abbiamo la possibilità di voltare pagina”, afferma, richiamando una dimensione personale che si intreccia con il lungo percorso giudiziario.
Il riferimento è alle nuove discussioni emerse con il ritorno di attenzione su alcuni profili investigativi e con le recenti iniziative della Procura. Poggi, senza entrare in valutazioni tecniche, descrive l’impatto che certe ricostruzioni hanno avuto sul nucleo familiare: “Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara. Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male. Chi indagava poteva smorzare alcune piste. Le cose che mi hanno ferito di più è quelle che hanno rovinato Chiaro e il suo ricordo“.

La messa in onda dell’intervista e cosa è stato anticipato
Nella puntata di giovedì del programma è stata trasmessa soltanto una parte dell’intervista. La redazione ha annunciato che la versione integrale delle dichiarazioni di Marco Poggi verrà mandata in onda nella puntata di venerdì, ampliando così il quadro di quanto raccolto durante il confronto.
La scelta di dividere la testimonianza in più segmenti risponde anche all’interesse pubblico che circonda il caso di Garlasco, tornato al centro dell’attenzione con nuove attività disposte dagli inquirenti. In questo contesto, l’intervento di un familiare della vittima assume un valore particolare, perché introduce una prospettiva direttamente legata alle conseguenze umane di un procedimento che, nel tempo, ha avuto numerose fasi.
Le parole di Poggi non cambiano i dati processuali, ma contribuiscono a chiarire la posizione della famiglia rispetto al clima creato da indiscrezioni, commenti e interpretazioni. Il suo intervento, per come è stato presentato, mira soprattutto a ribadire il disagio provocato da alcune ricostruzioni e la richiesta di rispetto per la figura di Chiara Poggi.
Nuovi accertamenti e lo scontro tra le parti
Mentre l’attenzione mediatica torna a concentrarsi sul fascicolo, sul piano legale si registrano posizioni sempre più definite. A intervenire è anche l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi, che contesta l’approccio riservato ai genitori di Chiara e il modo in cui, a suo dire, viene raccontata la loro condotta nelle fasi dell’indagine.
Il legale evidenzia un tema di metodo e di percezione pubblica, richiamando l’effetto che certe etichette possono avere sul racconto complessivo della vicenda: “I genitori di Chiara sono stati definiti ‘oppositivi’. Come avrebbero dovuto vivere queste indagini? Si apre un’iniziativa a favore di quello che nella loro ottica è l’unico condannato per la morte della figlia, poi si dice a Marco, suo fratello, che ‘dovrebbe cercare la verità’. Come può la famiglia della vittima vivere bene queste modalità di indagine?”.
Dall’altra parte, la difesa di Andrea Sempio ha espresso una posizione di netta chiusura rispetto alle ultime iniziative. L’avvocato Liborio Cataliotti ha dichiarato che non verrà fornita collaborazione alla consulenza psichiatrica richiesta dalla Procura: “Non offriremo la nostra collaborazione alla consulenza psichiatrica della Procura perché è una attività prematura”.
Al centro del confronto c’è la decisione del procuratore Fabio Napoleone di disporre ulteriori verifiche nonostante la formale chiusura delle indagini comunicata nel maggio precedente. Secondo quanto riportato nella nota della Procura, “Considerato che i termini delle indagini preliminari risultano tuttora pendenti (con scadenza fissata al 28 settembre 2026), si è ritenuto opportuno disporre ulteriori accertamenti”.
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