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Chiesa in lutto, è morto il cardinale Ruini

Il panorama ecclesiale e politico italiano perde una delle sue figure più influenti e discusse degli ultimi decenni. All’età di 95 anni si è spento il cardinale Camillo Ruini, teologo di fine intelletto, abilissimo stratega politico e storico presidente della Conferenza episcopale italiana. Per oltre un ventennio la sua figura ha dominato la scena pubblica, legando indissolubilmente il proprio nome a una stagione di profonda trasformazione nei rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano. Con la sua scomparsa si chiude definitivamente un’epoca contrassegnata dal tentativo di imporre un’egemonia culturale basata sui cosiddetti valori non negoziabili, in stretta sinergia con le forze del centrodestra e in aperto contrasto con le spinte più progressiste e laiche del Paese.

Un’ascesa costruita sulla teologia e sull’anticomunismo

Nato a Sassuolo, in provincia di Modena, il 19 febbraio 1931, Camillo Ruini ha manifestato fin da giovane una spiccata attitudine per gli studi filosofici e teologici. Ha conseguito le sue licenze presso la Pontificia università Gregoriana in un periodo cruciale, immediatamente precedente all’apertura del Concilio Vaticano II, venendo ordinato sacerdote nel 1954. Dopo una lunga attività di insegnamento e diversi impegni pastorali nella sua terra d’origine, la svolta nella sua carriera ecclesiastica è arrivata nel 1983, quando papa Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia. Karol Wojtyla era rimasto fortemente colpito dalle doti di questo sacerdote brillante, efficiente e dotato di un profondo e radicato sentimento anticomunista, maturato e manifestato senza timori in una delle regioni storicamente più rosse d’Italia. Da quel momento la sua parabola all’interno delle gerarchie ecclesiastiche è diventata inarrestabile: nel 1986 ha assunto la carica di segretario generale della Cei e nel 1991 Giovanni Paolo II lo ha promosso vicario generale per la diocesi di Roma, creandolo cardinale e affidandogli la presidenza della Cei, un ruolo che avrebbe mantenuto stabilmente fino al 2006, attraversando anche la prima parte del pontificato di Benedetto XVI.

La nascita del partito di Dio nella seconda Repubblica

Il momento di massima espressione del potere ruiniano è coinciso con il tramonto della Democrazia cristiana e il tumultuoso avvio della seconda Repubblica. Di fronte al crollo del partito unico dei cattolici, il porporato ha intuito che la Chiesa italiana non doveva ritirarsi in un silenzio spirituale, ma al contrario doveva scendere in campo in prima persona come soggetto politico diretto, capace di intervenire nel dibattito pubblico senza alcuna intermediazione. Questa strategia, ribattezzata dai critici come la nascita del partito di Dio, si è tradotta in una precisa scelta di campo. Nonostante i tentativi formali di mantenere la Cei in una posizione di equidistanza e la tattica di inserire candidati cattolici in entrambi gli schieramenti, Ruini ha legato le sorti della Chiesa alla galassia del centrodestra guidata da Silvio Berlusconi. Tra il cardinale e il leader di Forza Italia si è creato un asse solido, fondato sulla comune avversione per l’eredità comunista e sulla condivisione di un modello culturale conservatore. Al contrario, i rapporti con il centrosinistra e con il Partito democratico, nonostante l’antica amicizia personale che legava Ruini a Romano Prodi, sono stati contrassegnati da una costante rottura e da durissimi scontri ideologici.

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