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Addio alla Chiesa! Se ne vanno così: cosa succede

Monsignor Marcel Lefebvre, figura storica della Fraternità Sacerdotale San Pio X

La Fraternità Sacerdotale San Pio X si appresta a compiere un passo destinato a incidere in modo decisivo sui rapporti con la Santa Sede. Il 1° luglio, a Écône in Svizzera, è prevista la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il previsto mandato pontificio. In base alle norme del diritto canonico, una consacrazione episcopale celebrata senza autorizzazione del Papa comporta la scomunica automatica per i soggetti coinvolti.

La decisione rappresenta il passaggio più rilevante per il movimento tradizionalista dai fatti del 1988, quando la frattura con il Vaticano divenne pubblica e difficilmente rimarginabile. Il contesto attuale, inoltre, si inserisce in una storia lunga decenni, segnata da tentativi di dialogo alternati a momenti di irrigidimento e da una persistente divergenza su alcuni nodi dottrinali e disciplinari.

Secondo quanto comunicato nell’ambiente lefebvriano, la scelta avrebbe lo scopo di assicurare la continuità interna della Fraternità, garantendo nuovi pastori in grado di ordinare sacerdoti e mantenere la struttura ecclesiastica del movimento. Dal punto di vista della Chiesa cattolica, tuttavia, l’assenza del mandato pontificio configura una violazione grave della disciplina, con conseguenze immediate sul piano canonico e con un impatto diretto sul già fragile rapporto con Roma.

L’evento di Écône si svolgerà nel luogo simbolo della Fraternità: qui si trova il seminario fondato da monsignor Marcel Lefebvre, figura centrale del tradizionalismo cattolico contemporaneo. La sede svizzera è da anni un punto di riferimento internazionale per sacerdoti e fedeli legati alla liturgia preconciliare e a un’impostazione teologica contraria a parte degli orientamenti emersi nel secondo Novecento.

Le origini del conflitto e il ruolo del Concilio Vaticano II

La linea di frattura affonda nel dissenso di monsignor Lefebvre verso alcune riforme del Concilio Vaticano II (1962-1965). Il presule francese criticò, tra gli altri aspetti, il dialogo ecumenico, l’impostazione sulla libertà religiosa e la riforma liturgica, ritenendo che tali cambiamenti introducessero discontinuità rispetto alla tradizione precedente. La Fraternità, nata per la formazione sacerdotale e la conservazione di una prassi liturgica tradizionale, si collocò progressivamente in una posizione di contrasto con l’autorità ecclesiastica.

Il momento più noto della crisi risale al 30 giugno 1988, quando Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione del Papa. L’atto venne motivato come necessario a preservare la successione apostolica e l’autonomia del movimento, ma ebbe come conseguenza la scomunica dei consacranti e dei consacrati. Da allora la Fraternità ha continuato a operare con una propria organizzazione mondiale, in un rapporto irregolare rispetto alle strutture ufficiali della Chiesa cattolica.

Negli anni successivi non sono mancati tentativi di ricomposizione. In particolare, sotto Benedetto XVI si cercò di riaprire un canale di confronto, revocando la scomunica ai quattro presuli consacrati nel 1988. La misura fu letta come un gesto volto a facilitare un ritorno alla piena comunione, ma non si tradusse in un accordo definitivo: restarono divergenze su temi dottrinali legati al Concilio e su questioni di governo ecclesiale.

Nel periodo successivo, durante il pontificato di Francesco, il dialogo non ha prodotto una normalizzazione stabile. Oggi la Fraternità è guidata dal superiore generale don Davide Pagliarani, sotto il quale si è arrivati alla decisione di nuove consacrazioni. In questo quadro, il gesto previsto a Écône viene interpretato come una scelta organizzativa interna ma, per il Vaticano, rappresenta un atto che riapre in modo netto una frattura già esistente.

Chi saranno i nuovi vescovi e perché la Fraternità parla di continuità

La cerimonia del 1° luglio dovrebbe portare all’episcopato lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. L’obiettivo dichiarato è preservare la capacità della Fraternità di mantenere la propria attività pastorale e formativa, soprattutto in vista della possibile riduzione del numero di vescovi disponibili per ordinazioni e conferimenti.

Attualmente la Fraternità dispone di due vescovi ancora in vita: Bernard Fellay, già superiore generale, e Alfonso de Gallareta. Il progetto di consacrare quattro nuovi presuli si inserisce dunque in una logica di successione interna e di rafforzamento della catena decisionale e sacramentale del movimento, senza dipendere da decisioni esterne.

Secondo i dati diffusi dalla stessa Fraternità, l’organizzazione conta 733 sacerdoti, 264 seminaristi, 145 fratelli e circa 250 suore. Si tratta di numeri che evidenziano una presenza internazionale articolata, con case di formazione e attività pastorali in diversi Paesi, e che spiegano perché il tema delle consacrazioni episcopali venga considerato strategico per la continuità istituzionale.

In termini canonici, tuttavia, l’assenza del mandato pontificio resta l’elemento determinante: nella disciplina cattolica la consacrazione di un vescovo richiede il conferimento dell’incarico da parte del Papa. La scelta di procedere autonomamente ribadisce un’impostazione che, agli occhi della Santa Sede, contraddice il principio di comunione gerarchica e rende estremamente complessa qualunque ricomposizione nel breve periodo.

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