
Il mistero e la profonda angoscia che avvolgono il lago di Vico continuano a tenere l’Italia con il fiato sospeso da ormai due settimane. Sabato 27 giugno scorso, in una giornata estiva apparentemente tranquilla, Luigi Cavallari, stimato professionista e marito della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, si è immerso nelle acque del bacino laziale senza mai fare ritorno in superficie. L’allarme è scattato immediatamente, lanciato dalla stessa esponente del governo che si trovava a bordo dell’imbarcazione insieme al coniuge al momento della tragedia. Da quel drammatico istante le ricerche non si sono mai interrotte, proseguendo incessantemente sia di giorno sia di notte, nel disperato tentativo di localizzare l’uomo e dare risposte a una famiglia spezzata dal dolore. Il trascorrere dei giorni amplifica la complessità di una macchina dei soccorsi che si trova a dover combattere contro una natura ostile e condizioni ambientali estremamente avverse.
Operazioni ad alta tecnologia
La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente schierando un contingente di specialisti provenienti da diverse regioni italiane. Per fare fronte alle insidie dei fondali del lago di Vico sono arrivate squadre di sommozzatori altamente qualificati da Bologna, Reggio Calabria e Milano, capaci di operare anche in contesti critici. Considerata la natura del bacino, i soccorritori hanno dovuto affiancare alle tradizionali tecniche di immersione l’utilizzo di tecnologie avanzate di ultima generazione. Tra la strumentazione impiegata spiccano moderni sonar e robot sottomarini, strumenti indispensabili per perlustrare e scandagliare aree molto estese della superficie lacustre che altrimenti richiederebbero tempi di immersione insostenibili per l’occhio umano. Questi dispositivi hi-tech lavorano senza sosta nel tentativo di individuare anomalie sul fondale o qualsiasi elemento utile che possa ricondurre al corpo del disperso, analizzando la morfologia subacquea millimetro per millimetro.
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