
Ci sono musicisti che non inseguono il centro della scena, eppure ne determinano il respiro. Restano dietro un pianoforte, dentro una partitura o davanti a un’orchestra, dando forma a melodie che il pubblico finisce per riconoscere come parte della propria memoria. Con la sua scomparsa, la musica italiana perde una presenza discreta e preziosa, capace di lasciare un segno profondo senza mai cercare il clamore.
La notizia ha suscitato cordoglio nel mondo della cultura e tra quanti hanno incrociato un percorso fatto di note, arrangiamenti e insegnamento. Una carriera costruita con rigore, sensibilità e spirito di ricerca, attraversando stagioni musicali diverse e lavorando accanto ad alcuni dei protagonisti più amati della canzone nazionale.

Il famoso maestro è morto a 74 anni
È morto a 74 anni il famoso compositore, pianista, tastierista e direttore d’orchestra nato a Napoli. Nel corso della sua lunga attività ha collaborato, tra gli altri, con Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Edoardo Bennato e la Nuova Compagnia di Canto Popolare, contribuendo a pagine rilevanti della musica partenopea e italiana.

Una carriera nata dalla musica napoletana
Il suo rapporto con la musica era iniziato molto presto, tra studi al Conservatorio e il desiderio di esplorare linguaggi nuovi. Negli anni Settanta, quando a Napoli si stava accendendo una stagione creativa irripetibile, Raffone entrò nei Batracomiomachia, formazione considerata tra le esperienze iniziali del movimento del Neapolitan Power.
Era un laboratorio vivo, animato dall’incontro fra tradizione, rock, jazz e sperimentazione. In quella stessa realtà muovevano i loro passi artisti destinati a diventare punti di riferimento, come Rino Zurzolo, Enzo Avitabile e Rosario Jermano. Da quel fermento sarebbe emersa una nuova idea di suono napoletano, destinata a raggiungere un pubblico ben oltre i confini cittadini.
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