
La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze nella riforma della legge elettorale apre un nuovo fronte di tensione nella maggioranza. Il governo è stato battuto alla Camera, durante un voto segreto, per un solo voto: un risultato che ha spinto Giorgia Meloni a chiedere chiarimenti sull’origine dei dissensi e sulle possibili responsabilità interne alla coalizione.
Il caso ha riacceso il confronto tra gli alleati e riportato al centro dell’attenzione l’eventualità di un voto anticipato. Al momento non vi sono decisioni formali, ma i retroscena politici descrivono una premier irritata per la sconfitta su un passaggio considerato rilevante nel percorso della riforma.
Franchi tiratori nella maggioranza: i numeri del voto alla Camera
Secondo le stime della maggioranza, al momento della votazione sarebbero mancati 31 voti rispetto al totale atteso. Il dato suggerisce che il dissenso non abbia riguardato una sola forza politica, ma più aree della coalizione di governo.
Le verifiche si sono concentrate anzitutto su Forza Italia. Nei giorni precedenti al voto, alcune parlamentari avevano manifestato dubbi sulla reintroduzione delle preferenze, soprattutto in relazione alle tutele per la rappresentanza di genere. Nel dibattito sono stati citati anche esponenti della Lega, dell’area vicina a Roberto Vannacci e, in alcune ricostruzioni, alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia.
Il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, ha escluso defezioni nel gruppo del Carroccio. Dal Partito Democratico, il coordinatore Igor Taruffi ha invece sostenuto che i voti contrari o mancanti possano essere arrivati da diverse componenti della maggioranza.
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