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Referendum Ue, colpo di scena in Islanda: chi ha vinto e cosa succede ora

Mesi di dibattiti, tredici anni dalla sospensione dei negoziati con Bruxelles e un referendum arrivato al termine di una campagna elettorale combattuta. In Islanda gli elettori erano chiamati a decidere se riaprire il percorso verso l’Unione Europea, ma il verdetto è arrivato soltanto dopo uno spoglio lungo e incerto. Alla fine, il margine si è allargato abbastanza da consegnare una risposta precisa.

Referendum Islanda, il No vince: il risultato finale

Il quesito sottoposto agli elettori era: «L’Islanda dovrebbe riprendere i negoziati per l’accesso all’Unione Europea?». La risposta è stata negativa. Secondo la radiotelevisione pubblica islandese RÚV, il fronte del No ha prevalso e il risultato è ormai considerato definitivo, dopo una notte caratterizzata da continui sorpassi tra i due schieramenti.

Il dato finale si è attestato intorno al 52,5% per il No contro il 47,5% del Sì. Una distanza non enorme, ma sufficiente per stabilire l’esito della consultazione. Nelle prime fasi dello scrutinio il confronto era stato molto più equilibrato e proprio per questo l’esito è rimasto aperto fino alle ultime ore. Anche i sondaggi della vigilia fotografavano un Paese diviso: Gallup indicava il No al 51,6%, mentre Maskína attribuiva un lieve vantaggio al Sì.

Referendum Islanda, Reykjavík dice Sì ma il Nordovest ribalta il voto

La geografia del voto racconta una spaccatura particolarmente evidente. A Reykjavík il Sì ha prevalso: nella circoscrizione Sud ha raggiunto il 54,5%, mentre nella circoscrizione Nord si è attestato al 57,5%. La capitale, dunque, ha scelto in maggioranza di riaprire il dialogo con Bruxelles.

Il risultato decisivo è arrivato però dalle altre aree del Paese. Nel Nordovest, una delle circoscrizioni più lontane dalla capitale e fortemente legata alle attività della pesca, il No ha ottenuto una maggioranza nettissima. Già durante lo spoglio RÚV registrava il fronte contrario al 60,8%, contro il 39,2% del Sì. Anche nel Sud e nel Nordest il No ha mostrato una posizione molto più solida rispetto alla capitale.

È proprio qui che si è giocata una parte fondamentale della partita. La pesca rappresenta infatti uno dei nodi più delicati del rapporto con l’Ue: molti contrari temono che una futura adesione possa limitare il controllo islandese sulle risorse marine attraverso regole e quote comunitarie.

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