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Televisione italiana in lutto, se ne va una leggenda: “Siamo tutti cresciuti con lui”

Ci sono voci, sigle e immagini che restano accese nella memoria anche quando il televisore si spegne. In queste ore, il mondo della televisione italiana saluta un protagonista capace di trasformare il disegno in racconto, l’ironia in linguaggio e la pubblicità in un appuntamento atteso da grandi e bambini.

La notizia ha riportato l’attenzione su una stagione irripetibile del piccolo schermo: quella in cui i fumetti uscivano dalla carta, prendevano ritmo, parole e movimento, entrando nelle case con un’immediatezza allora del tutto nuova. Un’eredità costruita con fantasia, rigore e uno sguardo sempre rivolto al pubblico.

Guido De Maria morto, il lutto per la televisione italiana

È morto Guido De Maria, autore, regista, disegnatore e pubblicitario nato a Lama Mocogno, sull’Appennino modenese, nel 1932. Aveva 93 anni. Secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, la sua scomparsa chiude un capitolo fondamentale della creatività emiliana e della cultura popolare nazionale.

La ricostruzione del suo percorso racconta di un artista difficilmente riconducibile a una sola definizione. De Maria ha attraversato mondi diversi – illustrazione, televisione, fumetto e comunicazione – mantenendo un elemento costante: la capacità di rendere accessibili idee sofisticate senza rinunciare all’invenzione.

Guido De Maria e Bologna: le collaborazioni che hanno segnato un’epoca

Fu soprattutto a Bologna che la sua ricerca trovò terreno fertile, in un clima culturale vivace e aperto alle contaminazioni. Qui si svilupparono incontri e collaborazioni decisive, tra cui quella con il fumettista Bonvi e con il cantautore Francesco Guccini, nomi che aiutano a misurare la qualità di quella straordinaria officina creativa.

Non si trattava soltanto di riunire talenti diversi, ma di sperimentare una formula nuova. Disegno, satira, musica e scrittura potevano convivere e parlare a un pubblico vastissimo, anticipando scenari che sarebbero diventati comuni molti anni più tardi.

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