
È morto a 88 anni Peter Max, pittore e designer statunitense diventato uno dei volti più riconoscibili della pop art e della grafica psichedelica. La notizia è stata resa nota negli Stati Uniti dal figlio Adam, attraverso una comunicazione rilanciata da ABC News. Con la sua scomparsa si chiude il percorso di un autore che, a partire dagli anni Sessanta, contribuì a portare colori accesi, figure fluttuanti e riferimenti cosmici nel linguaggio visivo della cultura di massa.
Le immagini firmate da Max hanno accompagnato un periodo di profondo cambiamento sociale e artistico. I suoi lavori, costruiti su contrasti cromatici intensi, linee morbide e composizioni apparentemente in movimento, sono stati associati alla controcultura americana, alla musica e alla comunicazione commerciale. Poster, copertine, campagne pubblicitarie e opere esposte in gallerie hanno reso il suo stile immediatamente identificabile anche al di fuori dei circuiti dell’arte contemporanea.

La notizia della morte e il percorso di Peter Max
Secondo quanto riferito dalla famiglia, l’artista lascia un’eredità ampia, costruita in oltre sei decenni di attività. Peter Max era nato a Berlino nel 1937, in una famiglia ebrea, e durante l’infanzia fu costretto ad abbandonare la Germania con i suoi familiari per sottrarsi alle persecuzioni del regime nazista. Quell’esperienza di fuga e di continui spostamenti avrebbe segnato gli anni della sua formazione, prima dell’approdo negli Stati Uniti.
La sua biografia attraversò infatti paesi e culture diverse. Dopo aver vissuto per un lungo periodo a Shanghai, la famiglia si trasferì in Israele e successivamente in Francia, dove Max poté avvicinarsi allo studio dell’arte. Negli anni Cinquanta arrivò a New York, città nella quale completò la propria preparazione e iniziò a confrontarsi con la pubblicità, il design e le tendenze artistiche emergenti. Fu proprio questo incontro tra formazione europea, immaginario internazionale e dinamismo americano a definire il suo linguaggio.
