
La vicenda della minicar nera a Roma, al centro di una serie di aggressioni avvenute tra il 4 e il 5 ottobre nel quartiere Monteverde, registra un aggiornamento rilevante. Dopo l’analisi di testimonianze, telecamere di sorveglianza e altri elementi investigativi, i carabinieri hanno individuato due minorenni, ritenuti coinvolti nei raid che hanno ferito sei persone.
Il quadro resta particolarmente delicato soprattutto per le condizioni di Davide Iacopini, l’attore rimasto gravemente ferito durante uno degli episodi. Ricoverato nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Camillo, è stato sottoposto a un secondo intervento chirurgico d’urgenza e le sue condizioni continuano a essere critiche.

Minicar nera a Monteverde: individuati due ragazzi
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al centro dell’inchiesta ci sono due ragazzi di 16 e 17 anni, entrambi denunciati a piede libero. L’identificazione sarebbe stata possibile grazie a un lavoro di riscontro tra il veicolo segnalato durante le aggressioni e gli spostamenti dei due giovani.
Un passaggio decisivo è arrivato nella serata di martedì 13 ottobre, quando i carabinieri del Comando provinciale di Roma hanno sequestrato una minicar nera. Il mezzo sarebbe ritenuto compatibile con quello impiegato nei raid avvenuti nelle strade del quartiere Monteverde.
La vettura è stata trovata a Testaccio, parcheggiata in via Ginori, all’angolo con via Volta. Tra gli elementi che avrebbero contribuito al riconoscimento ci sarebbe anche il racconto di un meccanico, che avrebbe riferito delle modifiche effettuate sull’auto.

Il sequestro della minicar e i particolari emersi
Stando alle informazioni raccolte, il meccanico avrebbe installato alcuni led rossi in prossimità della targa e applicato adesivi sulla carrozzeria della minicar. Dettagli che avrebbero reso il veicolo più facilmente riconoscibile e consentito agli investigatori di circoscrivere le ricerche.
Gli accertamenti non si sarebbero fermati al solo ritrovamento dell’auto. La tecnologia avrebbe fornito un ulteriore contributo alla ricostruzione: gli investigatori avrebbero esaminato i dati di un’applicazione presente sul cellulare di uno dei due ragazzi, in grado di localizzare dispositivi a distanza.
Le informazioni acquisite avrebbero permesso di verificare i movimenti dei minorenni nelle fasce orarie in cui si sono verificati gli episodi di violenza. Resta da chiarire nel dettaglio il collegamento tra ogni singolo spostamento e le aggressioni denunciate dalle vittime.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva
