
Roberta Bruzzone non ha dubbi. Mentre il delitto di Garlasco torna sotto i riflettori e la riapertura della vicenda investigativa alimenta interrogativi su errori, procedure e accertamenti da riesaminare, la criminologa mantiene una posizione netta. Il nuovo capitolo giudiziario, con le verifiche della Procura di Pavia e Andrea Sempio oggi indagato, riporta al centro dell’attenzione il lavoro svolto nel 2007 e il peso delle prove raccolte allora.
Il confronto si concentra soprattutto sulle analisi biologiche, sull’attività dei Ris e sulle eventuali criticità investigative. Ma sollevare interrogativi sulla gestione delle prove non significa, di per sé, mettere in discussione una sentenza definitiva: Alberto Stasi è stato condannato nel 2015 per l’omicidio di Chiara Poggi. Ed è proprio su questo terreno che si misura la posizione di Bruzzone, da sempre convinta della sua responsabilità.
La criminologa ha espresso giudizi decisi anche sulle ipotesi legate alla riapertura delle indagini, distinguendo tra possibili errori o lacune investigative e l’idea che le accuse contro Stasi siano state costruite deliberatamente. Una distinzione centrale in una vicenda in cui le nuove verifiche riaccendono il dibattito, ma non equivalgono automaticamente a una revisione delle conclusioni giudiziarie.
