
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
C’è un numero che sta facendo tremare tutti i partiti, ed è l’uno per cento. La differenza tra vincere le elezioni e perderle è diventata così sottile che anche il più piccolo cespuglio può spostare l’equilibrio della foresta.
Perché l’uno per cento ora vale oro
La quasi parità tra le due coalizioni – confermata da ogni sondaggio – sta producendo un effetto speculare. Di qua e di là. Si è capito, cioè, che sono decisivi anche i partiti più piccoli, visto che la differenza tra vincere e perdere è di uno o due punti.
Di più: si è capito che possono essere proprio loro a fare la differenza, dal momento che la distanza tra le due coalizioni è un soffio. Da qui il corteggiamento delle liste di centro. A essere onesti, più nel centrodestra che nel centrosinistra. Perché a sinistra, invece, proprio i partiti di centro stanno diventando l’ennesima occasione di litigio.
È in questo scenario che si inserisce la mossa più sorprendente delle ultime ore, quella che riguarda i Libdem di Luigi Marattin.
L’accordo con De Luca e l’interesse per Marattin
A destra, dove i problemi sono altri rispetto alle liti del campo largo, è cominciato il corteggiamento. Da qui l’accordo di Giorgia Meloni con Cateno De Luca. E, ancora più recente, l’interessamento proprio per i Libdem di Luigi Marattin.
Il deputato, interpellato da Libero, nega che il dialogo con la maggioranza sia così avanti. Ma non smentisce di guardare più a destra che a sinistra. Anzi, lo rivendica.
«Da quando siamo nati, cioè 18 mesi fa – spiega a Libero – noi portiamo avanti una visione liberale: meno Stato e più libertà, tagli alla spesa per abbassare le tasse, concorrenza e liberalizzazioni, nucleare, riforma della scuola – continua Marattin – difficilmente si possono fare nel centrosinistra, visto il mutamento culturale di quello schieramento».
Un messaggio chiarissimo: la sua agenda programmatica ha più punti di contatto con il centrodestra che con il centrosinistra attuale, percepito come sempre più spostato a sinistra sui temi economici e culturali.
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