
La polemica sugli stipendi dei magistrati si intensifica dopo la posizione espressa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul provvedimento relativo agli adeguamenti retributivi. Al confronto tra governo e magistratura si è aggiunto un post pubblicato su Facebook dal magistrato Alessandro Di Cicco, in servizio alla Procura di Roma, contenente un attacco personale alla premier.
La discussione riguarda risorse pubbliche, applicazione delle norme e priorità di bilancio. Meloni ha dichiarato di non poter firmare un Dpcm che, secondo la valutazione illustrata, comporterebbe una spesa vicina a un miliardo di euro. L’Associazione nazionale magistrati, invece, sostiene che non si tratti di un nuovo beneficio per la categoria, ma di differenze retributive previste dalla legge e rimaste non corrisposte per anni.
In questo contesto, il messaggio diffuso dal magistrato ha contribuito ad accendere ulteriormente il dibattito. La vicenda si sviluppa su due livelli: da una parte il tema delle somme e della loro sostenibilità finanziaria, dall’altra i toni utilizzati nel confronto pubblico tra esponenti delle istituzioni.


Il post di Alessandro Di Cicco contro Giorgia Meloni
A sollevare nuove contestazioni è stato Alessandro Di Cicco, magistrato in servizio presso la Procura di Roma. In un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, Di Cicco ha criticato duramente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo le sue dichiarazioni sugli aumenti retributivi per la magistratura.
Il messaggio è comparso in serata, poco dopo le 20, e si è inserito nel confronto già aperto sulle modalità con cui riconoscere gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati.
«La nana borgatara non ha tempo per firmare un decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia».
Le parole attribuite a Di Cicco contengono espressioni offensive rivolte alla presidente del Consiglio. Il riferimento al commissario ad acta richiama l’eventuale intervento sostitutivo previsto per dare attuazione a un obbligo amministrativo, qualora sussistano le condizioni necessarie.
Il contenuto del post ha spostato l’attenzione dalla sola questione economica e normativa anche al linguaggio adottato nel dibattito istituzionale. La discussione sugli stipendi dei magistrati assume così un rilievo più ampio, in un rapporto già delicato tra governo e magistratura.
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