
Una chiamata al 112, la richiesta di un intervento urgente e il ritrovamento di un uomo senza vita nella sua camera da letto. È la drammatica vicenda avvenuta a Milano nel pomeriggio di domenica 25 ottobre, dove è morto Carlo Jacob, 87 anni, critico cinematografico originario di Udine. La figlia, che viveva con lui, è stata arrestata con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela.
Secondo quanto emerso nelle prime fasi dell’indagine, l’anziano sarebbe stato trovato immobilizzato e con la bocca coperta. Gli accertamenti dovranno stabilire con precisione la dinamica, i tempi e le cause della morte, mentre la ricostruzione investigativa resta al vaglio della magistratura.

Carlo Jacob morto a Milano: la telefonata della figlia al 112
L’allarme è scattato poco dopo le 15 in un appartamento al primo piano di una palazzina di via don Giovanni Calabria, nella zona nord-orientale di Milano. Una donna ha chiamato il numero unico di emergenza riferendo che un familiare si trovava in condizioni molto gravi e chiedendo l’arrivo immediato dei soccorsi.
Stando a quanto riportato, al telefono avrebbe pronunciato parole che hanno fatto comprendere da subito la gravità della situazione: “Fate presto, forse ho ucciso mio padre”. La frase è ora tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti nella ricostruzione di quanto accaduto nell’abitazione.
Sul posto sono intervenuti i sanitari, ma per l’uomo non c’era più nulla da fare. Nell’appartamento sono arrivati anche i carabinieri del Nucleo Radiomobile e della Compagnia Porta Monforte, chiamati a svolgere i primi rilievi e a raccogliere gli elementi utili all’indagine.

Il ritrovamento nell’appartamento e gli accertamenti dei carabinieri
Il corpo di Carlo Jacob si trovava nella camera da letto. I soccorritori hanno potuto soltanto constatare il decesso. Durante gli accertamenti nell’abitazione, i militari avrebbero rinvenuto accanto al letto nastro adesivo, cotone e legacci, oggetti sui quali si sono concentrati fin dalle prime ore gli investigatori.
Secondo la ricostruzione finora emersa, l’87enne sarebbe stato legato ai polsi e alle caviglie, mentre la bocca sarebbe stata coperta con nastro adesivo. L’ipotesi indicata nelle prime informazioni è quella del soffocamento, ma sarà l’esame medico-legale a chiarire le effettive cause della morte e ogni eventuale elemento rilevante.
Al momento non è possibile stabilire in via definitiva quanto tempo l’uomo sia rimasto in quelle condizioni. Resta da capire anche se vi siano stati precedenti episodi analoghi e quale fosse, nel dettaglio, il quadro assistenziale e familiare nelle settimane precedenti alla tragedia.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva
