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Meloni, finalmente è arrivata la decisione su Vannacci: cosa succede adesso

La posizione di Giorgia Meloni sul possibile dialogo elettorale con Roberto Vannacci viene definita con nettezza. La presidente del Consiglio esclude un’intesa con l’europarlamentare e rivendica la volontà di proseguire l’esperienza di governo con l’attuale perimetro del centrodestra, eventualmente aperto a nuove realtà civiche.

La dichiarazione arriva in una fase in cui, secondo quanto riportato, il dibattito politico è attraversato da indiscrezioni su possibili elezioni anticipate e da interrogativi sugli equilibri futuri della coalizione. Meloni, tuttavia, indica una linea precisa: nessun accordo che possa condizionare l’azione dell’esecutivo.

Meloni e Vannacci, il no della premier nel libro di Bruno Vespa

Il retroscena è contenuto nel volume di Bruno Vespa, “Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, in uscita per Mondadori-Rai Libri. Alla domanda sull’ipotesi di un’alleanza con Vannacci, la premier risponde senza lasciare margini a interpretazioni.

“Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti. Non ero ricattabile prima, non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani”.

La dichiarazione, resa alle 12:49 del 30 ottobre 2026 e rilanciata dall’ANSA, rappresenta una chiusura rispetto alle voci circolate nelle ultime settimane. Vannacci, generale ed europarlamentare, è indicato come riferimento di un’area che punta a intercettare consensi alla destra di Fratelli d’Italia.

Il futuro del centrodestra secondo Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio non si limita a escludere un’intesa con Vannacci, ma delinea anche il modello di coalizione che intende proporre agli elettori. Il riferimento resta il centrodestra formato dagli alleati già presenti, con la possibilità di coinvolgere soggetti civici.

“Io – aggiunge – voglio tornare al governo e lo voglio fare con il centrodestra che conosciamo, arricchito da nuovi movimenti civici che si stanno formando e possono rafforzare la nostra offerta politica”.

La ricostruzione lascia dunque spazio a liste e movimenti non partitici, ma non a un patto con l’europarlamentare. Al momento, non emergono elementi che indichino un cambiamento di posizione da parte di Palazzo Chigi.

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