
Una notizia che riporta il cinema italiano a un amore d’altri tempi, di quelli che non avevano bisogno di copertine ogni settimana per essere raccontati. È morta Erminia Ferrari, per tutti Minia: modella, costumista, scenografa e, soprattutto, compagna di una vita dell’indimenticabile Nino Manfredi. Una presenza discreta, ma tutt’altro che marginale, nella storia di uno dei più grandi attori italiani.
La scomparsa di Erminia Ferrari, avvenuta a Roma lunedì 2 novembre 2026 secondo quanto riportato, arriva a ridosso di una ricorrenza speciale: il 4 novembre avrebbe compiuto 95 anni. Un dettaglio che rende il lutto ancora più intenso per i figli, i nipoti e per chi ha conosciuto da vicino quella famiglia tanto celebre quanto protetta.

Addio a Erminia Ferrari, l’annuncio doloroso
A dare l’annuncio è stato il figlio Luca Manfredi, regista e sceneggiatore, con un saluto che ha commosso il pubblico. Sui social ha scritto: “Ciao grande ‘Minia’, moglie, madre e donna straordinaria. Sarai sempre nel nostro cuore”. Poche righe, senza effetti speciali: del resto, sembra proprio questo il modo più fedele per ricordare una donna che aveva scelto di restare lontana dai riflettori, pur vivendoci accanto per decenni.
La vicenda ha rapidamente richiamato l’attenzione del mondo dello spettacolo. Non soltanto per il nome di Nino Manfredi, ma per il percorso personale di Erminia Ferrari, una donna che aveva attraversato moda, cinema e vita familiare con un’eleganza silenziosa. E, come spesso accade nelle storie più solide, dietro il volto riservato c’era un universo molto più ricco di quanto potesse apparire.

Erminia Ferrari, l’addio alla moglie di Nino Manfredi
Nata a Taormina il 4 novembre 1931, Erminia Ferrari aveva alle spalle una biografia sorprendente già prima dell’incontro con l’attore romano. La sua infanzia non si era svolta soltanto in Sicilia: con la famiglia aveva vissuto prima in Libia e poi in Etiopia, dove il padre lavorava come direttore d’albergo. Un’esperienza insolita per l’epoca, capace di allargare fin da subito il suo sguardo sul mondo.
Nel 1950 il trasferimento a Roma, la città dove il suo destino avrebbe incrociato definitivamente quello del cinema. La Capitale del dopoguerra era un luogo in fermento, fra sartorie, set e nuove ambizioni. Erminia iniziò a lavorare come indossatrice e, negli anni successivi, approdò anche nell’atelier di Roberto Capucci, uno dei nomi più raffinati dell’alta moda italiana.
Non era dunque soltanto “la moglie di”. Prima ancora di diventare la compagna di Nino Manfredi, aveva costruito una strada autonoma in un ambiente competitivo e scintillante. E proprio fra abiti, bozzetti e la Roma che stava diventando la capitale del cinema, sarebbe arrivato l’incontro destinato a cambiare la sua vita.
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