I coniugi Moretti davanti alla giustizia svizzera
Lontano dai riflettori e dall’immagine di coppia del lusso costruita a Crans-Montana, i verbali d’udienza di Jacques e Jessica Moretti aprono uno squarcio su una realtà ben diversa. Gli atti della giustizia svizzera mostrano un quadro fatto di fragilità personali, difficoltà economiche e scelte gestionali ora al centro di un procedimento penale che ruota attorno al locale Le Constellation, diventato simbolo di una presunta catena di negligenze sfociata in una tragedia.
Nelle dichiarazioni raccolte dagli inquirenti, i coniugi cercano di spiegare il proprio percorso umano e professionale, partendo dalle origini difficili e arrivando all’apertura del ristorante-club nel cuore del Vallese. La vita tra Bentley, serate mondane e un’immagine di successo a beneficio di clienti e conoscenti contrasta con la rappresentazione che emerge dai documenti: un equilibrio precario, costruito su un passato segnato da privazioni e dall’ossessione per una stabilità finalmente raggiunta in Svizzera.
Jacques ricostruisce la propria biografia con toni quasi didascalici, sottolineando come l’infanzia e l’adolescenza abbiano inciso sulle sue scelte successive. «Ho lasciato la scuola molto giovane, a 14 anni. Mentre ero con mia madre a Corte, ho completato due corsi di formazione di sei mesi presso un centro professionale per adulti per diventare elettricista e muratore». Nel verbale, il riferimento ai corsi professionali viene utilizzato per marcare un profilo di uomo abituato a lavori manuali, a condizioni di vita essenziali, distante dall’immagine patinata che lo ha reso noto negli ultimi anni.
È la stessa Jessica a confermare, con accenti più emotivi, il vissuto del marito: secondo quanto riportato, Moretti avrebbe trascorso parte della giovinezza senza un’abitazione stabile e avrebbe persino «sofferto la fame», fino all’incontro tra i due nell’estate del 2012 e al matrimonio celebrato l’anno seguente. In quelle date i coniugi collocano l’inizio di una nuova fase, con il trasferimento e il radicamento a Crans-Montana, dove nasce il progetto del Le Constellation, destinato a rappresentare non solo un investimento economico, ma anche il simbolo di un riscatto personale.
Il ruolo del locale Le Constellation e le contestazioni sulle misure di sicurezza
Quando gli interrogatori si spostano sulla gestione del Le Constellation, il tono del confronto muta. Gli inquirenti concentrano l’attenzione in particolare sui lavori di ristrutturazione del 2015, indicati come momento chiave nella trasformazione del locale e, secondo l’impianto accusatorio, nella creazione di una situazione di rischio. In questa fase, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbero stati effettuati interventi significativi sulla struttura interna, con l’obiettivo di migliorarne l’acustica e l’atmosfera, ma senza adottare adeguate misure di prevenzione incendi.
Al centro delle contestazioni figura l’installazione di una schiuma acustica altamente infiammabile, materiale che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto alimentare in modo rapidissimo un eventuale incendio. Accanto alla scelta di questo rivestimento, vengono segnalate ulteriori carenze: impianti antincendio ritenuti insufficienti, sistemi di allarme non conformi agli standard più rigorosi e vie di fuga non adeguatamente protette. Nei verbali, queste circostanze vengono presentate come elementi che avrebbero trasformato il locale in una potenziale «trappola» per clienti e personale.
Alla domanda diretta sulle responsabilità materiali legate ai lavori, Jacques Moretti non nega i fatti tecnici che gli vengono contestati. Di fronte agli inquirenti, secondo quanto riportato negli atti, dichiara: «Effettivamente è tutto vero». Una frase che assume un peso particolare nel fascicolo, perché di fatto conferma la realizzazione degli interventi e la presenza dei materiali indicati. Allo stesso tempo, però, Moretti tenta di spostare la prospettiva sul piano umano, descrivendo l’evento come una catastrofe che ha travolto la sua famiglia e l’intera comunità, parlando apertamente di «situazione atroce».
In questa fase, la differenza tra il profilo di imprenditore di successo e quello di imputato in un procedimento penale appare netta. Per l’accusa, le ammissioni di tipo tecnico si intrecciano con la necessità di accertare la catena decisionale: chi ha autorizzato i lavori, chi ha scelto i materiali, quali verifiche sono state effettuate sulle norme di sicurezza in vigore in Svizzera per esercizi pubblici simili al Le Constellation. Gli atti lasciano intendere un lavoro di analisi dettagliata delle autorizzazioni, dei contratti con le imprese e delle eventuali ispezioni pregresse da parte delle autorità competenti.
Il timore di fuga all’estero e la posizione della procura
Parallelamente all’accertamento delle responsabilità sulla gestione del locale, la procura svizzera affronta un altro nodo cruciale: il rischio che Jacques e Jessica possano lasciare il Paese per sottrarsi al procedimento. Dalle carte emerge come l’accusa segnali esplicitamente un possibile pericolo di fuga verso la Francia, Paese con cui i coniugi hanno legami affettivi e geografici, in particolare attraverso la città di Corte e altre località citate nei verbali.
Gli inquirenti motivano questa preoccupazione richiamando diversi elementi: la precarietà della situazione abitativa in Svizzera dopo il sequestro o la cessazione dell’attività del Le Constellation, le difficoltà finanziarie successive alla tragedia e la mancanza, secondo la loro valutazione, di un ancoraggio solido al territorio elvetico che possa garantire la permanenza della coppia fino alla conclusione del processo. Questi fattori vengono considerati nel quadro delle misure cautelari, con particolare riferimento alla carcerazione preventiva.
La reazione di Jacques Moretti a tali contestazioni è netta. Nei verbali dichiara: «Non sono d’accordo. Credo di essere chiaramente radicato qui. Non ho legami con nessun altro luogo». Con questa affermazione, l’imputato sottolinea la volontà di rimanere in Svizzera, richiamando il percorso costruito nel tempo a Crans-Montana, il legame con il tessuto economico e sociale della località turistica e il desiderio, più volte ribadito, di collaborare con la giustizia per fare piena luce sui fatti.
Anche Jessica Moretti interviene sul punto, ma con un registro che tende maggiormente al piano emotivo e familiare. In lacrime, come riportato negli atti, respinge con decisione l’ipotesi che la coppia possa scegliere la clandestinità o una fuga organizzata: «Non siamo mai scappati da nulla, ed è inimmaginabile per noi scappare. È inconcepibile. I nostri figli sono la nostra priorità». Il riferimento esplicito ai figli diventa centrale nel racconto della donna, che insiste sulla necessità di garantire loro continuità, protezione e accesso regolare alla scuola e alle cure.
Le misure cautelari: tra libertà limitata e carcerazione preventiva
Alla luce di questi elementi, la magistratura svizzera valuta in modo distinto la posizione dei due coniugi. Per Jessica Moretti, gli atti lasciano trapelare la possibilità di una misura alternativa alla detenzione, verosimilmente legata al ruolo di madre e alla necessità di assicurare una figura di riferimento ai minori. In questo quadro, si ipotizzano controlli regolari, obbligo di dimora o altre forme di restrizione della libertà personale meno gravose rispetto alla carcerazione preventiva.
Per Jacques Moretti, invece, il quadro appare più severo. Dalle carte emerge che, secondo la ricostruzione della procura, il suo ruolo nella gestione del locale e nelle decisioni tecniche sui lavori del 2015 è ritenuto centrale. Questo, unito al timore di fuga e alla valutazione complessiva della sua posizione, porta a considerare come concreta la prospettiva di una detenzione preventiva, misura che la Svizzera applica in presenza di specifiche condizioni, tra cui il rischio di inquinamento delle prove o di allontanamento dal territorio.
È dallo stesso carcere che, secondo gli atti, Jacques continua a ribadire la propria intenzione di cooperare con le autorità in tutte le fasi del procedimento. Una delle sue dichiarazioni, riportata nei verbali, recita: «Faremo tutto il possibile per garantire che la verità venga accertata e portata alla luce. Non comprendiamo veramente la causa di tutto ciò che è accaduto». La frase evidenzia da un lato la volontà dichiarata di contribuire all’accertamento dei fatti, dall’altro una distanza rispetto alle ricostruzioni tecniche e causali avanzate dagli inquirenti.
La gestione delle misure cautelari diventa così uno dei capitoli più delicati del fascicolo, perché incide direttamente sulla vita quotidiana dei Moretti e, al tempo stesso, rappresenta una cartina di tornasole del bilanciamento tra esigenze di giustizia, tutela della collettività e rispetto dei diritti fondamentali degli indagati. Le decisioni adottate in questa fase sono destinate a influenzare anche la percezione pubblica del caso, in un contesto in cui l’opinione della comunità di Crans-Montana resta fortemente segnata dagli sviluppi legati al Le Constellation.
Il procedimento giudiziario e le prossime fasi in tribunale
Con la chiusura della fase iniziale di raccolta delle testimonianze e delle perizie, il caso Le Constellation entra in una nuova tappa: quella del confronto nelle aule di tribunale. Qui, le ammissioni tecniche di Jacques, le ricostruzioni degli inquirenti, le valutazioni sugli impianti di sicurezza e sulle autorizzazioni rilasciate verranno analizzate in contraddittorio tra accusa e difesa. Il procedimento si annuncia complesso, anche per la necessità di incrociare dati tecnici, norme edilizie, regolamenti locali e responsabilità soggettive.
La difesa dei coniugi è chiamata a fornire una versione organica degli accadimenti, indicando, se del caso, la presenza di consulenze esterne, imprese appaltatrici, tecnici incaricati di seguire le opere interne del locale. In quest’ottica, l’attenzione si concentra anche sul ruolo di eventuali figure terze, sulle comunicazioni intercorse con gli uffici comunali o cantonali e sulla documentazione amministrativa prodotta al momento dell’apertura e delle successive modifiche strutturali del Le Constellation.
Dall’altra parte, l’accusa punta a dimostrare l’esistenza di una catena di decisioni omissive o imprudenti che avrebbe, nel tempo, creato le condizioni per una situazione di rischio conclamato, non adeguatamente gestita. In questa prospettiva, la frase «Effettivamente è tutto vero», pronunciata da Jacques in merito alle caratteristiche dei lavori del 2015, viene considerata un tassello probatorio rilevante, in grado di confermare almeno in parte il quadro ricostruito dagli investigatori.
Nel corso del dibattimento, è previsto che trovino spazio anche le testimonianze di dipendenti, collaboratori, clienti abituali del locale e tecnici chiamati a svolgere valutazioni per conto delle parti. Le perizie sulle caratteristiche della schiuma acustica, sulla velocità di propagazione delle fiamme in presenza di determinati materiali e sul funzionamento degli eventuali sistemi di allarme o spegnimento automatico saranno al centro dell’attenzione, così come i rapporti delle forze di soccorso intervenute in occasione del drammatico evento che ha segnato la storia recente di Crans-Montana.
Il peso del dramma umano e il contesto sociale di Crans-Montana
Accanto al piano giudiziario, il caso dei coniugi Moretti ha un’inevitabile ricaduta sul tessuto sociale di Crans-Montana. Il locale Le Constellation, prima dei fatti contestati, rappresentava uno dei punti di riferimento della vita notturna e turistica della località, frequentato da residenti, lavoratori stagionali e turisti internazionali. La sua chiusura e l’apertura del procedimento hanno lasciato un vuoto, non solo economico ma anche simbolico, in una comunità abituata ad associare la zona a un’immagine di esclusività e sicurezza.
Nella narrazione che emerge dai verbali, Jacques e Jessica si presentano come una famiglia che aveva cercato in Svizzera una forma di stabilità duratura, dopo anni segnati da precarietà e difficoltà. La coppia insiste sul fatto di sentirsi «radicata» nel territorio, di aver investito risorse e energie nella costruzione di un’attività che, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto garantire un futuro ai figli. Il richiamo alla priorità data ai minori ritorna in più punti, soprattutto nelle parole di Jessica: «I nostri figli sono la nostra priorità», affermazione che riassume la prospettiva da cui la donna legge oggi le conseguenze del procedimento penale.
Allo stesso tempo, il caso solleva questioni più ampie sulla sicurezza degli esercizi pubblici, sui controlli preventivi, sull’adeguatezza delle verifiche sulle strutture destinate a ospitare un numero elevato di persone. Le indagini su Le Constellation si inseriscono in un dibattito che riguarda non solo Crans-Montana ma l’intero settore del turismo e della ristorazione, in particolare nelle aree montane, dove la concentrazione di locali, hotel e spazi di intrattenimento è strettamente collegata all’economia locale.
Nel prosieguo del procedimento, la sfida per i giudici sarà quella di tenere insieme il piano rigorosamente tecnico-giuridico delle responsabilità individuali con la dimensione umana di una vicenda che ha coinvolto non solo i coniugi Moretti, ma anche clienti, lavoratori e l’intera comunità. Le aule di tribunale diventeranno il luogo in cui le ammissioni, le lacrime, le perizie e i documenti amministrativi verranno messi a confronto, per arrivare a una ricostruzione dei fatti che possa, da un lato, definire con precisione le eventuali colpe e, dall’altro, offrire risposte alle domande rimaste aperte su ciò che è accaduto nel drammatico caso del locale di Crans-Montana.