
Mattino 5, il richiamo alle stime di Ballardini sull’orario della morte
Durante la trasmissione, Federica Panicucci ha richiamato anche un altro riferimento tecnico: “Professore lo dice anche Ballardini: la morte viene a porsi tra le 10 e 30 e le 12 circa. Peraltro la centratura più probabile si colloca attorno alle 11-11 e mezza, il che è perfetto rispetto a quello che dice il professor Fortuni”.
Si tratta di un intervallo che, nelle ricostruzioni, resta un punto centrale perché incide direttamente sulle verifiche relative ai movimenti delle persone coinvolte e sulla compatibilità degli elementi raccolti nelle varie fasi dell’inchiesta.
Intervento di Massimo Lovati: alibi e metodo d’indagine
Il confronto in studio è proseguito con l’intervento dell’avvocato Massimo Lovati, già legale di Andrea Sempio. Lovati ha collegato la discussione sull’orario della morte a una finalità investigativa precisa: “Stiamo discutendo della certezza dell’orario della morte perché c’è una finalità a tutto questo discorso: per verificare gli alibi degli eventuali assassini”.
Nel suo ragionamento ha poi aggiunto: “Allora, sappiamo che questo orario è incerto, che non si può raggiungere con certezza la determinazione di questo orario, è che quindi gli alibi eventuali di questi due indagati, chiamiamoli indagati, uno ancora sotto processo, stanno in piedi comunque, sia l’uno che l’altro”.
Il passaggio sugli elementi citati in studio
Nel corso del dibattito, Federica Panicucci è intervenuta per puntualizzare un aspetto richiamato frequentemente nelle ricostruzioni: “Allora, il tema è delicato. Alberto Stai lavorava alla tesi, quindi è certificato questo”.
Successivamente Lovati ha ribadito la propria posizione sul rapporto tra indizi e alibi, dichiarando: “Il problema è che un’indagine non deve scardinare un alibi. L’alibi viene dopo, prima dell’alibi viene l’indizio, e quali indizi abbiamo contro Stasi e quali indizi abbiamo contro Stasi? Nessuno! E quindi è tutto un discorso inutile che stiamo facendo, perché stiamo facendo un discorso a favore di un alibi o un altro, quando non abbiamo nessun indizio”.
Le prospettive indicate da Lovati sul caso di Garlasco
In chiusura, l’avvocato ha prospettato un possibile sviluppo futuro sul piano giudiziario: “Secondo me andremo al 2027. Cosa potrebbe accadere? Penso sarà offerto alla difesa di Alberto Stasi il testo per ottenere una revisione del processo di primo grado, che effettivamente ha condotto ad una sentenza di condanna profondamente ingiusta”.
Le dichiarazioni rese in trasmissione hanno riportato l’attenzione su uno degli aspetti più discussi del caso di Garlasco, con particolare riferimento alle valutazioni tecnico-scientifiche e alle conseguenze che queste possono avere nell’ambito delle ricostruzioni investigative e processuali.