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Crans-Montana, orrore in diretta: Milo Infante scioccato

Seconda aggressione a Crans-Montana: nel mirino il giornalista Domenico Marocchi

Il cronista Domenico Marocchi è stato infatti aggredito all’esterno di un ristorante mentre era impegnato nel proprio lavoro di inviata. Secondo il racconto del giornalista, un gruppo composto da circa dieci persone lo avrebbe accerchiato, iniziando a insultarlo e a strattonarlo. La situazione sarebbe poi degenerata in una vera e propria aggressione fisica, con colpi portati anche all’auto del cronista nel momento in cui questi cercava di allontanarsi dalla zona per mettersi in sicurezza.

Troupe televisiva aggredita durante un servizio a Crans-Montana

Clima di tensione crescente e difficoltà per i media

L’identità degli aggressori non è ancora stata chiarita e restano in corso gli approfondimenti per ricostruire con precisione la dinamica di entrambi gli episodi. I giornalisti coinvolti hanno descritto un clima sempre più ostile nella località svizzera, già provata dal dolore per la tragedia di Capodanno.

Secondo le testimonianze, alla sofferenza della comunità per la morte dei 40 ragazzi si sarebbe aggiunta una crescente diffidenza nei confronti dei mezzi di informazione, con segnali di chiusura e mancanza di collaborazione da parte di alcuni residenti. In questo contesto, il lavoro delle redazioni sul posto è diventato sempre più complesso, tra esigenze di cronaca e necessità di muoversi in un territorio emotivamente e socialmente molto fragile.

Rientro in Italia e riflessioni sulla sicurezza dei cronisti

Dopo l’aggressione subita, Francesca Crimi e la troupe di Ore 14 hanno fatto rientro in Italia. Ai giornalisti è giunta la vicinanza dei colleghi e dell’azienda, che ha ribadito la condanna per le violenze registrate a Crans-Montana.

I fatti avvenuti nella località svizzera riportano al centro del dibattito pubblico la questione della sicurezza dei giornalisti impegnati nella copertura di eventi di grande impatto emotivo. Le aggressioni registrate, in un contesto già segnato da una tragedia di vaste proporzioni, evidenziano le criticità e i rischi connessi all’attività di informazione sul campo e sollevano interrogativi sulle misure necessarie a garantire, in futuro, condizioni di lavoro adeguate per chi è chiamato a raccontare fatti di interesse collettivo.

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