
Il nodo della cantina nella villetta di via Pascoli
La pubblico ministero, stando a quanto ricostruito dal programma, chiede quindi se fosse abituale trascorrere del tempo in quell’ambiente. La replica di Poggi è misurata: “Non credo, no”. Una risposta che evidenzia la cautela nel descrivere dinamiche domestiche di molti anni prima, evitando affermazioni non supportate da ricordi nitidi.
Seguono domande su un ulteriore aspetto: se Poggi vi si recasse da solo oppure insieme ad amici o conoscenti. Anche qui emerge l’incertezza legata al lungo periodo trascorso: “Può essere che siano venuti tutti perché magari gli dovevo fare vedere una roba ma non so dire quante volte è capitato, è passato troppo tempo”. Nel complesso, le dichiarazioni delineano un quadro fatto di ipotesi prudenti, senza certezze assolute sul numero di accessi o sulle occasioni specifiche.
“#Sempio ha ascoltato noi, gli abbiamo consigliato di avvalersi della facoltà di non rispondere e lui ha acconsentito”#Taccia #garlasco #quartarepubblica pic.twitter.com/YtBoRaTQn8
— Quarta Repubblica (@QRepubblica) June 22, 2026
Il passaggio su Andrea Sempio e la risposta “non posso dirlo”
Uno dei momenti centrali dell’audizione riguarda una domanda diretta: un carabiniere chiede se tra gli amici che frequentavano la casa ci fosse anche Andrea Sempio. Marco Poggi, però, non fornisce un riscontro definitivo: “Non posso dirlo non mi ricordo proprio. Come ho detto è possibile che siamo andati – ha aggiunto – perché c’erano effettivamente cose che poi… da riviste di videogiochi ad altre cose”. La frase, riportata integralmente, mantiene la stessa impostazione: possibilità generica, assenza di una memoria certa e riferimento a materiali che avrebbero potuto motivare l’accesso al locale.
Il punto, per gli investigatori, non è soltanto stabilire una presenza o un’assenza, ma comprendere se esistessero abitudini consolidate di frequentazione e quali fossero le ragioni pratiche che portavano amici e conoscenti a entrare in cantina. In questa prospettiva, ogni ricordo, anche parziale, può diventare utile per comporre un quadro più preciso dei luoghi e delle routine.
La trasmissione ha dato spazio anche al fatto che ricostruire episodi così lontani sia particolarmente complesso: le testimonianze possono risultare frammentarie e condizionate dal tempo. Proprio per questo, nell’ambito di indagini riaperte o approfondite, gli inquirenti tendono a porre domande puntuali e ripercorrere passaggi già noti, così da verificare coerenze e possibili elementi trascurati.
L’intervento di Angela Taccia a Quarta Repubblica: “La decisione di Andrea Sempio”
Nel corso del collegamento televisivo è intervenuta anche l’avvocata Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, chiamata a commentare la linea scelta dal proprio assistito durante l’interrogatorio. L’attenzione si è concentrata sulla decisione di non rispondere alle domande degli inquirenti, una scelta che la difesa ha ricondotto a una strategia concordata con i legali.
Taccia ha chiarito in modo esplicito l’origine di tale scelta: “Sempio ha ascoltato noi, gli abbiamo consigliato di avvalersi della facoltà di non rispondere e lui ha acconsentito”. La dichiarazione, ripresa dalla trasmissione, viene collocata nell’ambito delle garanzie previste per chi è sottoposto a indagine, senza entrare nel merito dei singoli contenuti investigativi.
Nel dibattito pubblico, decisioni di questo tipo vengono spesso discusse e interpretate, ma in termini giuridici rientrano nelle facoltà previste dall’ordinamento. La posizione espressa dalla legale, così come rilanciata in tv, punta a ribadire che la scelta non costituisce un’anomalia ma un’opzione difensiva consentita.
Il contesto investigativo: nuovi accertamenti e attenzione sugli atti
Le parole dell’avvocata e gli estratti dell’audizione si inseriscono in una fase in cui la Procura di Pavia continua a lavorare sui nuovi elementi raccolti. Il caso, proprio per la sua rilevanza e per le discussioni che ha generato nel tempo, resta oggetto di una costante attenzione mediatica, con la diffusione di stralci e il commento di esperti, programmi di approfondimento e cronaca.
Da quanto emerso in trasmissione, l’interesse degli inquirenti sembra concentrarsi su ricostruzioni puntuali: l’uso degli ambienti della casa, le persone che li hanno frequentati, le consuetudini familiari e i ricordi dei testimoni diretti. Si tratta di tasselli che, letti singolarmente, possono apparire limitati, ma che in un’indagine complessa assumono valore nel momento in cui vengono incrociati con altri dati e verifiche.
Resta centrale, infine, l’aspetto temporale: testimonianze rese a molti anni dai fatti possono presentare inevitabili zone d’ombra. Proprio per questo, la ricostruzione procede attraverso domande ripetute, richieste di puntualizzazione e controlli incrociati, con l’obiettivo di consolidare quanto è verificabile e distinguere ciò che è certo da ciò che è soltanto possibile.
Al momento, l’inchiesta prosegue e il confronto tra accusa e difesa resta acceso, come spesso accade nei casi di grande impatto mediatico. Eventuali sviluppi dipenderanno dagli esiti delle attività investigative in corso e dalle valutazioni dell’autorità giudiziaria sui nuovi elementi acquisiti.