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Garlasco, Sempio tuona in tv a “Verissimo”: chi avrebbe ucciso Chiara secondo lui

La gogna mediatica e il peso dei social

Oltre al fronte giudiziario, Sempio parla apertamente della pressione mediatica. Si definisce un “colpevole desiderato”, schiacciato tra tribunali e opinione pubblica. Racconta di un clima ostile sui social, dove – sostiene – anche davanti a elementi a suo favore molti continuano a credere a una sua colpevolezza, convinti che ci sia sempre un inganno dietro. «C’è chi aspetta solo di festeggiare una mia condanna», dice, ribadendo però di puntare ancora al proscioglimento. Sulla scelta di non sottoporsi a interrogatorio in passato, chiarisce che all’epoca dei fatti era poco più che maggiorenne e che oggi, se necessario, è pronto a rispondere.

Uno dei punti più controversi resta quello della perizia sulle unghie di Chiara Poggi. Sempio la definisce paradossale: entrambe le parti, spiega, hanno esultato per risultati che in realtà non offrivano certezze. Secondo la sua versione, il campione era troppo degradato per essere affidabile e i risultati variavano di volta in volta, rendendo il DNA non attribuibile con valore legale. Anche altri elementi spesso citati come sospetti vengono ridimensionati: lo scontrino del parcheggio, conservato come prova dei suoi spostamenti, e il malore avuto durante gli interrogatori, che attribuisce a febbre alta e calo di pressione, non al peso delle domande. Su Alberto Stasi aggiunge: «Non l’ho mai conosciuto. Ho scritto di lui solo quando vedevo i tentativi mediatici di farlo passare per “santo” e ribaltare la storia. Ad oggi, per me il colpevole resta lui: lo dicono le sentenze».

Il rapporto con Chiara e le accuse personali

Sempio respinge con decisione l’idea di un’ossessione nei confronti di Chiara Poggi. Ribadisce che il suo legame era soprattutto con Marco, il fratello della vittima, e che frequentava quella casa per amicizia. Le presunte infatuazioni e le telefonate vengono liquidate come ricostruzioni forzate: chiamate brevi, fatte per sapere quando Marco sarebbe rientrato. Anche i diari personali finiscono sotto la lente: ammette di aver scritto per sfogarsi, ma nega qualsiasi ammissione di colpa. La frase più discussa, gettata via e poi recuperata, sarebbe stata solo lo sfogo di una giornata caotica. Parla anche del padre e delle somme destinate alla difesa legale, chiarendo che erano necessarie per pagare gli avvocati e che i conti tornano. Racconta con amarezza la pressione subita dalla famiglia e spiega la rottura con il suo storico legale, dovuta a divergenze sulla strategia difensiva e sull’esposizione mediatica. Sul futuro, il tono si fa più intimo: sogni semplici, come viaggiare o costruire una famiglia, oggi messi in pausa. «Forse è meglio così non avrei mai voluto trascinare una moglie o un figlio dentro questo incubo». L’intervista si chiude senza risposte definitive, ma con una certezza: per Andrea Sempio il caso Garlasco non è solo una vicenda giudiziaria, è una ferita ancora aperta che continua a segnare ogni aspetto della sua vita.

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