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“Adesso parlo io”. Il papà del 16enne morto a Crans rompe il silenzio su Achille Lauro a Sanremo

Le parole di Giuseppe, papà di Giovanni Tamburi

Giuseppe Tamburi ha spiegato di aver seguito la performance mentre si trovava all’estero, descrivendone l’impatto con parole nette: «commovente, un’emozione forte». Ha inoltre ricordato il legame tra il figlio e l’artista, sottolineando una passione autentica: «A Giovanni piaceva molto, moltissimo». Un dettaglio che, per la famiglia, ha reso il tributo particolarmente significativo.

Il tributo di Achille Lauro a Sanremo e il valore per le famiglie

L’omaggio di Achille Lauro a Sanremo si è inserito in una cornice televisiva seguita da un pubblico molto ampio, trasformando una canzone in un’occasione di memoria condivisa. In situazioni segnate da lutti improvvisi, la visibilità di un gesto pubblico può incidere sul modo in cui una comunità riconosce la portata di una perdita, senza sovrapporsi alle indagini o alla ricostruzione dei fatti.

Nel racconto di Giuseppe Tamburi, l’esibizione ha avuto soprattutto il valore di un riconoscimento: non un episodio isolato, ma un momento in cui il dolore privato è stato “visto” e richiamato con rispetto. In questo senso, il riferimento alle vittime della tragedia di Crans-Montana è stato percepito come una dedica rivolta alle famiglie, nel perimetro di un contesto artistico ma con ricadute umane evidenti.

Foto di Giovanni Tamburi con medaglietta al collo, ricordato dalla madre e dai docenti

Solidarietà nel nome di Giovanni: il progetto del villaggio a Bologna

Il ricordo di Giovanni Tamburi, tuttavia, non rimane legato soltanto al tributo musicale. La famiglia sta portando avanti un’iniziativa concreta ispirata a un desiderio che il ragazzo, secondo quanto riferito dal padre, coltivava in modo riservato: la creazione di un villaggio per persone senza dimora a Bologna. Un progetto che mira a tradurre la memoria in un intervento sociale strutturato.

Giuseppe Tamburi ha spiegato che l’idea sta procedendo in tempi rapidi anche grazie all’interlocuzione con le istituzioni cittadine: «Mi ha chiamato l’assessora Matilde Madrid. Sono state individuate tre possibili aree. Ora si faranno dei sopralluoghi e poi andremo insieme a vedere i posti disponibili, per scegliere quello più adatto». L’obiettivo, ha chiarito, è individuare lo spazio più idoneo per rendere il progetto realizzabile e funzionale.

Secondo le indicazioni fornite, l’impostazione prevede la realizzazione di piccole unità abitative indipendenti, con l’ipotesi di affiancare servizi comuni. Nel modello delineato, la dimensione della quotidianità e della stabilità viene considerata essenziale, con una particolare attenzione alle esigenze pratiche di chi vive in strada.

Tra gli aspetti evidenziati c’è anche la possibilità, per gli ospiti, di non separarsi dai propri animali. Tamburi ha ribadito questa priorità, indicando come il progetto intenda tenere conto dei legami affettivi e delle fragilità: «Gli ospiti potranno portare con sé il proprio cane, così da non doverlo lasciare per la notte. A breve definiremo tutti i dettagli, il nostro progetto va avanti».

Una memoria che si traduce in azione

Nel percorso descritto dalla famiglia, la perdita di Giovanni Tamburi viene affrontata anche attraverso scelte operative e un confronto costante con interlocutori pubblici. L’idea di un villaggio a Bologna viene presentata come un’iniziativa in evoluzione, legata a passaggi concreti come la selezione dell’area, i sopralluoghi e la definizione dei dettagli organizzativi.

In parallelo, il riferimento alla tragedia di Crans-Montana resta al centro del contesto umano in cui si colloca la testimonianza di Giuseppe Tamburi. L’omaggio di Achille Lauro a Sanremo, la reazione dei familiari e l’avanzamento del progetto sociale concorrono, ciascuno su un piano diverso, a delineare una storia in cui il ricordo non viene confinato al passato, ma orientato verso un impegno presente.

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