Gianni Di Vita e l’avvelenamento sospetto
Un passaggio decisivo della vicenda riguarda proprio la ricostruzione fornita dal 55enne, che durante l’audizione con i magistrati ha dichiarato di non ricordare cosa avesse consumato durante la cena del 23 dicembre, considerata dagli inquirenti il momento potenzialmente cruciale dell’avvelenamento. Un’assenza di memoria che ha alimentato ulteriori interrogativi investigativi.
Sempre secondo quanto riportato da Libero Quotidiano, l’uomo sarebbe stato ricoverato in via precauzionale dopo i malori della moglie e della figlia, riferendo di accusare sintomi simili. Tuttavia, i medici avrebbero evidenziato che le sue condizioni sarebbero rimaste costantemente buone. È su questo punto che si concentra il ragionamento di Roberta Bruzzone, che a La Vita in Diretta ha dichiarato: “Francamente mi sembra poco plausibile. Il malore di lui, se non è dovuto alla ricina, è quanto mai bizzarro che si verifichi contestualmente alle altre due, che invece sono state intossicate in maniera letale. E lui invece non parrebbe essere stato esposto alla ricina: se avesse assunto ricina anche una quantità minima avrebbe comunque una positività nel test che hanno fatto. Ragion per cui, questo è l’elemento che a me non torna”.
Una valutazione che aggiunge ulteriori ombre a una vicenda già segnata da interrogativi, accertamenti in corso e una ricostruzione ancora lontana da una verità definitiva.