Il nodo dello scontrino del parcheggio
Al centro del dibattito televisivo è tornato uno degli elementi più discussi: il biglietto del parcheggio, lo scontrino che Sempio ha mostrato come supporto alla propria versione dei fatti. Un dettaglio apparentemente marginale, ma che negli anni ha assunto un peso rilevante nel racconto complessivo.
In studio, Sempio ha chiarito perché questo elemento sia emerso solo in un secondo momento. «Me lo hanno chiesto un anno dopo e io l’ho portato un anno dopo. Quando mi hanno sentito la prima volta non me lo avevano chiesto», ha spiegato, respingendo l’idea che ci sia stata una volontà di nascondere informazioni o di introdurre prove tardive senza motivo.
Il ritrovamento dello scontrino e il ruolo della famiglia
Sempio ha ricostruito anche le circostanze in cui lo scontrino sarebbe stato ritrovato. «È stato trovato pochi giorni dopo la morte di Chiara. Se non sbaglio lo ha trovato papà in auto e mamma, visto quello che era successo, ha pensato bene di conservarlo».
Secondo il suo racconto, il biglietto sarebbe quindi rimasto custodito in famiglia proprio in ragione della gravità di quanto accaduto. Un dettaglio che, come ha sottolineato, sarebbe emerso solo successivamente nel corso delle audizioni ufficiali, quando gli inquirenti hanno iniziato a porre domande specifiche su quegli spostamenti.
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Il confronto con le altre dichiarazioni del caso
Nel corso della trasmissione, Sempio ha respinto l’idea che la tempistica con cui ha parlato dello scontrino possa essere considerata anomala. Per farlo, ha tracciato un parallelismo con altre dichiarazioni emerse nel tempo sul caso Garlasco.
«Come Stasi parla dell’estate ora, io ho parlato dello scontrino un anno dopo», ha affermato, sostenendo che in vicende giudiziarie complesse non tutti i dettagli emergono immediatamente e che alcune informazioni vengono richieste o approfondite solo in fasi successive. Un confronto che ha inevitabilmente riacceso il dibattito in studio e tra il pubblico.