
L’Eurovision Song Contest 2026 entra nel vivo con la prima semifinale andata in onda in diretta dalla Wiener Stadthalle di Vienna. La serata ha definito i primi verdetti del concorso: tra esibizioni pop, richiami alle tradizioni nazionali e soluzioni sceniche ad alto impatto, il pubblico ha assistito a una selezione che ha promosso dieci Paesi e ne ha eliminati cinque.
Il passaggio del turno era valido in vista della finale di sabato 16 maggio. A rendere più attesa la semifinale, oltre alla sfida tra le quindici delegazioni in gara, è stata anche la presenza sul palco di alcuni Paesi già qualificati di diritto, che hanno utilizzato la serata come vetrina per presentare il proprio brano al pubblico europeo.
Il sistema di voto, basato sull’integrazione tra giurie nazionali e televoto, ha prodotto una classifica che ha confermato alcuni nomi attesi e, al tempo stesso, ha lasciato fuori delegazioni che speravano in un esito diverso. La tensione è salita soprattutto nel momento dell’annuncio dei qualificati, comunicati come da tradizione in ordine casuale per aumentare la suspense.
In un’edizione che punta molto su performance televisive e resa scenica, anche dettagli come regia, coreografie e capacità di “bucare lo schermo” si confermano elementi centrali: la prima semifinale di Vienna lo ha mostrato con chiarezza, tra promozioni decisive e un “non siete in finale” che ha segnato l’uscita di scena per cinque Paesi.

Il verdetto della prima semifinale a Vienna
Il momento più delicato della diretta è coinciso con la proclamazione dei dieci Paesi qualificati. L’annuncio, volutamente diluito per mantenere alta la tensione fino all’ultimo, ha premiato proposte differenti per stile e impostazione, dal pop più lineare a brani con influenze locali e arrangiamenti più sperimentali.
Tra i passaggi del turno più rilevanti figura la Grecia, in gara con Akylas e la canzone Ferto, indicata come una delle possibili sorprese del weekend per la risposta registrata tra pubblico e osservatori. Promossa anche la Finlandia, rappresentata dalla coppia Linda Lampenius e Pete Parkkonen, che ha superato la selezione con un’esibizione energica.
Si conferma inoltre la solidità della Svezia, con Felicia, che ha ottenuto i consensi necessari per rientrare tra i finalisti. La lista dei qualificati comprende poi Belgio, Moldavia, Israele, Serbia, Croazia, Lituania e Polonia, tutte nazioni che torneranno sul palco nella serata conclusiva per contendersi il risultato finale.
Esclusioni e delusioni: cinque Paesi fuori dalla corsa
Accanto ai festeggiamenti dei promossi, la serata ha sancito anche l’uscita immediata di cinque nazioni. Il livello della competizione, come spesso accade all’Eurovision, si è confermato elevato: una proposta giudicata meno incisiva, una messa in scena meno efficace o una minore capacità di coinvolgimento possono risultare determinanti nel verdetto finale.
Tra le eliminazioni che hanno fatto più rumore c’è quella di San Marino: nonostante la presenza della veterana Senhit e il brano Superstar, la delegazione non è riuscita a entrare nel gruppo dei dieci qualificati. Fuori anche il Portogallo, in gara con i Bandidos do Cante, che non ha centrato l’accesso alla finale.
Si interrompe in semifinale anche il percorso della Georgia, la cui proposta non ha trovato il sostegno necessario nel meccanismo combinato tra giurie e pubblico. Stessa sorte per l’Estonia, con il ritorno delle Vanilla Ninja, e per il Montenegro, che chiude così la propria esperienza viennese.
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