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“Questo lo dice lei”: Gruber e Bersani, volano stracci in diretta

«Crescevamo il 3,9% e oggi siamo negli ultimi tre»: l’affondo sui risultati economici

Bersani insiste sulla differenza tra le performance economiche che attribuisce all’Italia di quattro anni prima e quelle attuali. Nel suo intervento richiama una crescita del 3,9% e sostiene che il Paese sia passato da una posizione di vertice in Europa a una delle ultime posizioni.

«La domanda a cui la Meloni dovrebbe rispondere è: essendo che l’Europa è ancora quella lì, com’è che noi quattro anni fa, quando sono arrivati loro, eravamo nei primi tre Paesi europei per crescita? Crescevamo il 3,9 e oggi siamo negli ultimi tre? Cioè con la puntura di 200 miliardi. Ma vuole spiegarmelo? Questo deve dire», dichiara.

Il riferimento ai 200 miliardi riguarda le risorse del PNRR, che nel ragionamento di Bersani avrebbero dovuto contribuire a sostenere la crescita. Da qui la contestazione rivolta all’esecutivo: se il contesto europeo è rimasto sostanzialmente lo stesso, secondo l’esponente della sinistra, occorre chiarire perché l’economia italiana abbia perso terreno.

Bersani torna quindi sulle difficoltà dell’Unione europea, precisando che i suoi limiti non rappresentano una novità. «Perché l’Europa è quella lì. È rimasta purtroppo quella lì, con tutti i suoi difetti», conclude sul punto.

Qui il Video

Quattro anni di governo Meloni, Bersani attacca sulle riforme

La critica dell’ex segretario del Pd non si ferma ai risultati economici. Bersani allarga il discorso alle politiche interne dell’esecutivo, contestando la mancanza di interventi strutturali capaci, a suo giudizio, di migliorare la competitività del sistema italiano e di rafforzarne gli equilibri.

«Cosa han fatto in quattro anni? Han tenuto i binari dei numerini europei grazie, fondamentalmente, al fiscal drag, mettendosi in tasca il fiscal drag di dipendenti e pensionati e così via dicendo», afferma.

Il fiscal drag è il fenomeno per cui, in presenza di redditi nominali in aumento e di un sistema fiscale progressivo, si può finire per pagare più imposte anche senza un reale incremento del potere d’acquisto. Bersani lo indica come uno degli elementi che, nella sua valutazione, avrebbero contribuito a mantenere i conti pubblici entro determinati parametri.

L’esponente della sinistra contesta inoltre il ricorso a una serie di misure di dimensioni limitate, che definisce prevalentemente simboliche e ideologiche, contrapponendole alle riforme che ritiene necessarie per rilanciare il Paese.

«Hanno fatto un sacco di micro misure, molto di bandiera, anche ideologica, questa sì, ma di riforme strutturali che faccian crescere la competitività e l’equilibrio di ‘sto Paese non ce n’è una», sostiene.

«Han fatto la legge elettorale. Punto»: la critica sulle priorità del governo

Nel suo intervento a Otto e mezzo, Bersani insiste sulla necessità di individuare risultati concreti nell’azione dell’esecutivo. La contestazione riguarda proprio l’assenza, secondo la sua analisi, di riforme strutturali in grado di incidere sulla crescita e sulla competitività italiana.

«Han fatto la legge elettorale. Punto. C’è una riforma in questi quattro anni che si possa ricordare?», domanda l’ex segretario del Pd.

Il giudizio espresso in trasmissione è particolarmente duro. Bersani descrive il periodo trascorso come un’occasione mancata, sostenendo che il Paese non possa permettersi di perdere tempo in una fase economica e politica così delicata.

«Ecco, sono stati anni buttati via e purtroppo in un momento in cui non ti è consentito di buttar via del tempo. Questa è un’onesta preoccupazione insomma, ecco», conclude.

Il confronto con Gruber, partito dalle prospettive elettorali del centrodestra, si concentra così sul bilancio dell’esecutivo Meloni e sulle questioni economiche che, nella lettura di Bersani, dovrebbero essere al centro del dibattito politico italiano.

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