L’uscita ha suscitato la reazione della conduttrice Nancy Brilli, che ha chiesto se l’affermazione dovesse essere interpretata in senso figurato. La replica di Zanicchi è stata immediata e altrettanto esplicita: «Ma che senso figurato. No, no, calci in cu*o veri». Il botta e risposta ha segnato uno dei passaggi più discussi della conversazione, rendendo evidente la distanza tra il linguaggio usato dalla cantante e il tono più prudente che generalmente accompagna il confronto pubblico sui minori.
Le dichiarazioni non contengono elementi relativi a singoli procedimenti o accertamenti giudiziari, ma si collocano nel dibattito apertosi dopo gli episodi verificatisi a Milano. Il punto sollevato dall’artista riguarda la capacità di distinguere tra comportamenti occasionali e condotte che, per gravità e conseguenze, non possono essere considerate prive di rilievo soltanto in ragione dell’età di chi le compie.
L’Aquila di Ligonchio Iva #Zanicchi sugli #scontriMilano #cortei #maranza: “e’ gravissimo, se a 13 anni hai la capacità e l’intelletto di spaccare una vetrina e rubare, io ti punisco, ti prendo a calci in culo e ti faccio fare almeno dieci chilometri così, a calci”. https://t.co/S9UeqnOh1o
— Un Giorno da Pecora (@1giornodapecora) October 22, 2026
Il richiamo alle responsabilità delle famiglie
Un’altra parte rilevante dell’intervento riguarda i genitori. Zanicchi ha immaginato di potersi confrontare direttamente con le famiglie dei ragazzi coinvolti: «Io direi a questi ragazzi, per favore, portatemi a casa, voglio conoscere i vostri genitori, la vostra mamma, il vostro papà». Secondo la cantante, il dialogo con gli adulti di riferimento servirebbe a comprendere se vi sia reale consapevolezza della gravità dei fatti e quale atteggiamento venga adottato davanti a comportamenti simili.
Il passaggio richiama un tema centrale nel confronto sulla responsabilità educativa. Famiglia, scuola, servizi territoriali e istituzioni sono spesso indicati come soggetti chiamati a intervenire, ciascuno secondo le proprie competenze, per prevenire l’emarginazione, il vandalismo e la partecipazione dei minori a episodi di violenza. In assenza di dati specifici sui singoli casi richiamati nel dibattito, resta comunque il tema generale di come sostenere le famiglie e, allo stesso tempo, evitare che comportamenti dannosi vengano banalizzati.
Proprio sulla possibile minimizzazione degli episodi, Zanicchi ha rilanciato con un’altra frase destinata a far discutere: «E se questi mi dicono: “Beh, signora Zanicchi, ma sono ragazzi, sono ragazzate”, allora prendo a calci in cu*o anche loro». Anche in questo caso, il linguaggio scelto appare funzionale a esprimere una posizione di assoluta fermezza, mentre il contenuto del suo intervento chiama direttamente in causa la risposta degli adulti.
Il dibattito su Milano tra sanzioni, prevenzione e contesto sociale
L’intervento della cantante arriva dopo quelli di altri esponenti del mondo della musica e dello spettacolo. Nei giorni precedenti, tra i nomi entrati nel confronto sui fatti di Milano sono stati citati Fedez, Enrico Ruggeri, Marracash, Ghali e Artie 5ive. Le diverse prese di posizione hanno evidenziato sensibilità differenti: alcune concentrate sulla necessità di condannare senza esitazioni le violenze, altre più attente alle condizioni sociali e culturali nelle quali tali fenomeni possono svilupparsi.
Il tema, per sua natura, resta complesso. Gli episodi di disordini a Milano hanno riportato in primo piano la questione della sicurezza negli spazi urbani, del rispetto dei beni comuni e delle misure da adottare quando sono coinvolti adolescenti o giovanissimi. Le risposte possibili comprendono l’accertamento delle responsabilità, interventi riparativi, percorsi educativi e azioni di prevenzione nei territori maggiormente esposti al rischio di disagio e conflitto.
Da questo punto di vista, il confronto pubblico non riguarda soltanto la punizione. Riguarda anche la capacità di individuare tempestivamente i segnali di difficoltà, rafforzare la presenza degli adulti di riferimento e offrire strumenti adeguati a ragazzi che vivono situazioni problematiche. Si tratta di elementi che, secondo numerosi osservatori, devono procedere insieme alla tutela delle persone e delle attività colpite da danneggiamenti o violenze.
