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“Addio direttore!”. Televisione in lutto, la triste notizia è arrivata poco fa

Televisione in lutto: chi era Vito Monaco, direttore e volto simbolo

Era conosciuto per lo stile asciutto, ma capace di accendere l’attenzione anche quando i temi si facevano difficili. Dietro quella chiarezza, però, c’era un percorso costruito passo dopo passo, con una disciplina che non si improvvisa.

Vito Monaco aveva origini pugliesi, ma da moltissimi anni aveva scelto il Veneto come casa. A Padova aveva completato gli studi, laureandosi in Lettere e filosofia, e prima ancora di entrare stabilmente nel mondo dell’informazione aveva insegnato: un’esperienza che avrebbe lasciato un’impronta evidente nel modo di spiegare e raccontare la realtà.

La carriera tra Serenissima TV e Canale Italia: gli anni della svolta

Il cambio di rotta arrivò negli anni Novanta, quando decise di dedicarsi con continuità al giornalismo e al piccolo schermo. Da lì in poi, la sua presenza diventò sempre più riconoscibile: non solo dietro le quinte, ma anche davanti alle telecamere.

Nel tempo ha diretto Serenissima TV e successivamente ha guidato Canale Italia, diventando un riferimento per il pubblico. Non era soltanto un dirigente: era un volto, una firma, una voce capace di tenere insieme il peso delle notizie e la necessità di farle arrivare a tutti, senza barriere.

Accanto alla gestione delle redazioni, conduceva programmi di approfondimento su politica e attualità. E c’era anche uno spazio in cui mostrava un’altra sfumatura della sua comunicazione: quella più leggera, appassionata, ma sempre ordinata. Per molti, infatti, resterà legato anche a Calciolandia, trasmissione sportiva seguitissima in cui sapeva unire competenza e misura, senza mai cedere al rumore.

Il cordoglio delle istituzioni venete: il ricordo del direttore

La notizia della morte ha generato un’ondata di messaggi e dichiarazioni. In tanti hanno ricordato non solo il professionista, ma la persona: la capacità di ascoltare, di fare domande senza aggressività, di restare fedele al lavoro anche quando sarebbe stato più semplice fermarsi.

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha evidenziato come nello stile di Monaco emergesse spesso la sua esperienza da docente, con quella rara abilità di rendere comprensibili anche i passaggi più complessi dell’attualità. E ha aggiunto un dettaglio personale: Monaco fu il primo giornalista a intervistarlo agli inizi del suo percorso politico.

Anche il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, ha voluto salutare un uomo che ha descritto come preparato, diretto e curioso, ricordando la determinazione con cui ha continuato a parlare al suo pubblico e a fare il proprio mestiere fino all’ultimo.

Cosa resta oggi: il vuoto in redazione e tra i telespettatori

In casi come questo, a colpire non è soltanto la somma delle tappe professionali. È l’immagine di una routine spezzata: una sedia vuota, una scaletta rimasta sul tavolo, la sensazione che manchi qualcuno che sapeva “tenere la barra dritta” anche nei giorni più difficili.

Il cordoglio, in queste ore, corre soprattutto tra chi lo ha incrociato in studio, tra i corridoi, o semplicemente lo ha ascoltato da casa. E mentre si attendono eventuali indicazioni ufficiali su commemorazioni e iniziative, resta la certezza di un’eredità fatta di linguaggio semplice, rispetto per il pubblico e amore per il racconto dei fatti.

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