La richiesta di scuse della Commissione Antimafia
Le parole di Maria Falcone hanno trovato rapidamente eco anche nel mondo politico. Tra gli interventi più netti c’è stato quello di Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, che ha chiesto a Marco Travaglio di porgere le proprie scuse.
Dello stesso tenore la posizione del senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, capogruppo in Commissione Antimafia, secondo il quale le scuse del direttore del Fatto Quotidiano dovrebbero essere rivolte anche ai familiari delle vittime di mafia.
Critiche sono arrivate inoltre dall’ex senatore del Partito Democratico Stefano Esposito. Secondo Esposito, nel tentativo di difendere Ranucci, Travaglio avrebbe finito per oltrepassare un limite, arrivando a colpire la memoria di Giovanni Falcone.

Tutto nasce dal caso Ranucci
Il nuovo scontro non può essere separato dalla vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto Sigfrido Ranucci. Il conduttore di Report aveva pubblicato un post dal titolo “La voce che spaventa”, nel quale aveva accostato le figure di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Nel testo Ranucci aveva sostenuto che la storia italiana non eliminerebbe i propri uomini migliori per semplice debolezza, ma proprio per la loro capacità di vedere e raccontare con chiarezza ciò che accade.
L’accostamento aveva provocato una forte reazione politica. Tra gli interventi più duri c’era stato quello del vicepremier Matteo Salvini, che aveva chiesto alla Rai di interrompere la collaborazione con il giornalista.
La polemica ora coinvolge la memoria di Falcone
Da una parte c’è dunque la difesa di Ranucci e del suo operato giornalistico, dall’altra la contestazione di chi ritiene che il nome di Giovanni Falcone non debba essere utilizzato per sostenere una battaglia politica o mediatica.
Il nuovo scontro tra Marco Travaglio e Maria Falcone si inserisce così in una vicenda che, partendo dalle parole di Ranucci, ha progressivamente coinvolto giornalisti, politici e familiari delle vittime delle stragi mafiose. E il riferimento al magistrato ucciso a Capaci ha spostato ulteriormente il livello della polemica.