
La musica, prima ancora delle parole, ha raccontato l’ultimo saluto a Enrica Bonaccorti. Due brani scelti con cura, quasi a voler disegnare un percorso simbolico: uno per accompagnare l’ingresso della bara in chiesa, l’altro per salutare l’uscita. Così, tra note e ricordi, si è consumato il commiato pubblico alla celebre conduttrice e scrittrice, scomparsa il 12 marzo 2026 all’età di 76 anni.
Il funerale si è svolto nel pomeriggio di sabato 14 marzo 2026 nella storica Chiesa degli Artisti di Roma, luogo da sempre legato alla memoria delle personalità del mondo dello spettacolo e della cultura. Un addio che ha riunito amici, colleghi e ammiratori, in un’atmosfera densa di emozione. Tra fiori, piante di limone e testimonianze affettuose, il rito ha raccontato molto più di una carriera televisiva: ha restituito il ritratto di una donna capace di lasciare un segno umano oltre che artistico.


Funerale Enrica Bonaccorti tra musica e simboli
A dare il via alla cerimonia è stata “La lontananza”, il celebre brano di Domenico Modugno scritto proprio da Enrica Bonaccorti, risuonato mentre la bara faceva il suo ingresso nella chiesa. Una scelta carica di significato: quella canzone, entrata nella storia della musica italiana, rappresenta uno dei momenti più alti della sua carriera di autrice.
All’uscita, invece, è stata la volta di “Il cielo” di Renato Zero, altro capitolo importante della sua vita. Non solo per la forza poetica della canzone, ma anche per il legame sentimentale che in passato aveva unito il cantautore alla conduttrice.
Accanto all’altare, tra i cuscini di fiori bianchi, rossi e gialli, spiccavano alcune piante di limone. Una scelta precisa, voluta dalla stessa Bonaccorti: non desiderava fiori recisi, ma piante vive. Un dettaglio che racconta molto del suo carattere e del suo rapporto con la vita, sempre segnato da una sensibilità particolare.

Enrica Bonaccorti e il messaggio di Renato Zero
Tra i momenti più toccanti della cerimonia c’è stato il messaggio inviato da Renato Zero, assente fisicamente ma presente con parole lette durante l’omelia da monsignor Antonio Staglianò.
Il cantautore ha scritto: «All’occorrenza, sorella, amica e complice, pur di non lasciarmi sguarnito. Certo che abbiamo vissuto. A un tratto però… mi sono svegliato e non ci sei più», aggiungendo poi: «Comprendo che da adesso dovrò sbrigarmela da solo. Eppure, quanta di te mi resta dentro e addosso? Quanta energia sprigiona la tua poesia. Quanta bellezza che ti porti via… ma io so che passerai da me una, cento, mille, un miliardo di volte. Ed è per questa ragione che lascerò sempre aperta quella porta».
Parole che hanno attraversato la chiesa come un filo invisibile, riportando alla memoria la relazione sentimentale che aveva legato i due artisti e il profondo rispetto rimasto negli anni. Durante l’omelia, monsignor Staglianò ha ricordato anche l’impegno letterario di Bonaccorti, sottolineando come «con la sua scrittura, con la sua poesia, con le sue novelle» abbia saputo «tenere aperta la porta», dando voce a chi spesso non ne aveva.
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