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Lutto in Rai, addio allo storico volto della televisione italiana

Ennio Vitanza e i Mondiali raccontati alla radio e in tv

La svolta professionale arrivò con la Rai, dove Vitanza entrò alla fine degli anni Sessanta, iniziando una carriera destinata a durare per decenni. Le fonti più recenti collocano l’ingresso nell’azienda nel 1969, anno dal quale avrebbe iniziato a lavorare come inviato e telecronista di calcio.

Il suo nome è legato soprattutto a una stagione irripetibile del giornalismo sportivo italiano. Vitanza seguì infatti tutti i Mondiali della Nazionale dal 1974 al 1990 e gli Europei dal 1980 al 1988, raccontando anche numerose partite delle squadre italiane e incontri di Serie A, Serie B e competizioni europee.

Era il calcio dell’epoca precedente alla rivoluzione delle pay-tv, quando il pubblico non aveva la possibilità di scegliere una partita dopo l’altra e rivedere immediatamente ogni azione. Il racconto giornalistico aveva quindi un peso diverso: la voce doveva ricostruire quello che accadeva sul terreno di gioco e trasformarlo in una storia comprensibile anche a chi non aveva assistito all’incontro.

In questo contesto Vitanza divenne una presenza familiare per gli appassionati. Il suo percorso televisivo passò da Domenica Sprint, dove fu anche conduttore, a 90° Minuto, al fianco dello storico gruppo guidato da Paolo Valenti e composto, tra gli altri, da Gianni Vasino, Tonino Carino e Luigi Necco.

Il suo volto e la sua voce furono inoltre associati alla Domenica Sportiva, uno dei programmi più longevi e importanti della televisione italiana. Vitanza ne fu anche curatore tra il 1994 e il 1997, mentre tra gli altri incarichi figurò la conduzione di TG2-Sportsera.

La sua parabola professionale racconta così un’epoca nella quale il giornalismo sportivo Rai aveva una funzione centrale nel rapporto tra il pubblico e il calcio. Non soltanto cronaca delle partite, ma anche televisione, approfondimento e capacità di accompagnare milioni di spettatori dentro un mondo ancora privo dell’abbondanza di immagini alla quale oggi il pubblico è abituato.

Sul piano privato, Ennio Vitanza era legato a Graziella Antonioli, ex annunciatrice Rai e della Radiotelevisione Svizzera italiana. Con la sua scomparsa, a 92 anni, si chiude la parabola di uno dei volti che hanno contribuito a costruire la memoria televisiva del calcio italiano, dalle grandi manifestazioni internazionali alle domeniche trascorse davanti alla Rai.

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