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Lutto per Nek e Giorgia, addio a uno dei pilastri della musica italiana

Perché si definiva un “venditore di stelle”

C’era un’espressione con cui D’Angeli amava raccontare il proprio mestiere: “venditore di stelle”. Non era soltanto un soprannome. Quelle parole sono diventate anche il titolo della sua autobiografia, Il venditore di stelle. Storia di un impresario fuori dal comune.

Nel libro aveva ripercorso le tappe più significative della propria vita, dagli anni difficili dell’infanzia fino all’affermazione professionale raggiunta negli anni Novanta.

Un racconto personale che, però, finiva inevitabilmente per trasformarsi anche in un ritratto del mondo dello spettacolo.

Il lato nascosto dello spettacolo

Nel suo libro D’Angeli aveva raccontato non soltanto gli artisti con cui aveva lavorato e i successi raggiunti, ma anche le contraddizioni di un ambiente nel quale la popolarità può convivere con una profonda fragilità.

Dietro il palcoscenico, dietro i numeri delle vendite e dietro la notorietà, aveva osservato da vicino le difficoltà degli artisti e la pressione esercitata da una macchina dello spettacolo sempre alla ricerca del successo.

Era proprio questo contrasto ad averlo interessato maggiormente: da una parte la magia che permette a un artista di trasformarsi in una stella, dall’altra l’essere umano che continua a vivere dietro quell’immagine.

La svolta arrivata con Nek

Uno dei momenti più importanti della carriera di D’Angeli è stato quello legato a Nek.

Lo stesso manager aveva individuato nel 1997 come uno degli anni decisivi per il proprio percorso professionale. In quel periodo, infatti, ebbe la possibilità di seguire direttamente l’artista, considerandolo quasi una propria “creatura” professionale.

Era un risultato particolarmente significativo per D’Angeli, che nel raccontare la propria carriera aveva tenuto a sottolineare di non essere mai stato interessato alla corsa sfrenata verso il successo personale.

Un carattere difficile da incasellare

Chi lo ha conosciuto professionalmente lo ricorda come una persona dal carattere particolare, capace di essere istrionica e stravagante, ma allo stesso tempo molto riservata quando si trattava della propria vita privata. Era un uomo che difendeva con decisione le proprie scelte e non amava che altri interferissero nel suo modo di lavorare. Questa indipendenza rappresentava una parte importante della sua personalità. D’Angeli aveva costruito la propria carriera seguendo il proprio istinto e sembrava poco disposto ad accettare condizionamenti nelle decisioni professionali.

La storia di Rolando D’Angeli è quindi inevitabilmente legata alle storie degli artisti che ha incontrato durante il suo percorso. Nek, Giorgia, Michele Zarrillo e Umberto Tozzi sono soltanto alcuni dei nomi che fanno parte di una carriera sviluppatasi attraverso decenni di cambiamenti nel mondo della musica italiana. Dagli anni della gavetta alla grande affermazione degli anni Novanta, D’Angeli ha attraversato un settore nel quale il successo può cambiare rapidamente volto e nel quale individuare il talento prima degli altri può fare la differenza.

Il suo ultimo capitolo si è chiuso a Roma, a 80 anni, dopo una vita trascorsa a cercare quelle “stelle” che aveva scelto di vendere e, soprattutto, di aiutare a brillare.

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