Cinema il lutto per la morte di Filippo Ascione
La carriera di Filippo Ascione si è sviluppata in un arco temporale ampio, attraversando fasi diverse dell’industria audiovisiva italiana, dal tradizionale cinema d’autore alle produzioni più vicine al grande pubblico. Questo percorso lo ha portato a confrontarsi con registi, attori e produttori di primo piano, lasciando dietro di sé una filmografia varia e riconosciuta anche dalla critica.
Estratto dal programma Voyager andato in onda il 21/01/2013. Filippo Ascione, sceneggiatore e collaboratore di Federico Fellini viene intervistato per il programma. #rol #gustavorolhttps://t.co/TYoSs308am pic.twitter.com/u6v93qe84J
— Gustavo Adolfo Rol – DOTTOR ROL (@Gustavo__Rol) November 25, 2024
Gli inizi e la collaborazione con Federico Fellini
Uno dei capitoli più rilevanti della carriera di Filippo Ascione è la collaborazione con Federico Fellini, maestro indiscusso del cinema italiano e internazionale. Negli anni Ottanta, Ascione ha lavorato come assistente alla regia a fianco del regista riminese, prendendo parte a una fase creativa complessa e densa di significato per l’autore de “La dolce vita” e “Amarcord”.
Tra le esperienze più significative si segnala la partecipazione, nel 1986, alla lavorazione di “Ginger e Fred”, film considerato tra i titoli simbolo dell’ultima parte della produzione felliniana. L’opera, interpretata da Marcello Mastroianni e Giulietta Masina, è ricordata per la riflessione critica sui meccanismi televisivi e per l’intenso sguardo sui destini individuali, e la presenza di Ascione nel team creativo testimonia il livello di fiducia e di stima conquistato presso il regista.
Il periodo trascorso al fianco di Fellini ha rappresentato per Ascione una palestra fondamentale, sia sotto il profilo tecnico sia dal punto di vista del metodo di lavoro. L’osservazione diretta dei set, il confronto con maestranze e interpreti, la cura per la costruzione di ogni sequenza hanno contribuito a formare il suo sguardo di sceneggiatore e di produttore, che si sarebbe poi consolidato nei decenni successivi.
Questa collaborazione ha segnato in modo duraturo il suo percorso, ponendolo in dialogo con l’eredità del grande cinema d’autore italiano e permettendogli di sviluppare una sensibilità particolare per il racconto cinematografico, capace di unire dimensione artistica e attenzione al pubblico.
Una filmografia ricca tra premi, riconoscimenti e collaborazioni
Nell’arco della sua attività, Filippo Ascione ha firmato o co-firmato numerose sceneggiature, lavorando con alcuni tra i nomi più noti del cinema italiano. Tra i registi con cui ha collaborato si ricordano Carlo Verdone, Sergio Rubini, Carmine Amoroso, Luca Verdone, Christian De Sica e Giulio Base, a testimonianza di una rete di rapporti professionali estesa e duratura.
Tra i titoli più rilevanti spicca “La stazione”, film che gli è valso il Premio David di Donatello per la migliore sceneggiatura, riconoscimento che ne ha consacrato la capacità di costruire trame solide e personaggi credibili. Nel suo percorso figurano inoltre opere come “Stasera a casa di Alice”, “La bocca”, “Faccione”, “Il conte Max”, tutte produzioni che hanno incrociato il gusto del pubblico dell’epoca.
Tra i film sceneggiati da Ascione si ricordano anche “Al lupo al lupo”, premiato con il Nastro d’Argento per il miglior soggetto originale, “La bionda”, “L’orso di peluche”, “Prestazione straordinaria”, “Il viaggio della sposa”, “Un paradiso di bugie”, “La bomba” e “Cover Boy – L’ultima rivoluzione”. Quest’ultimo, in particolare, è stato apprezzato per l’attenzione a tematiche sociali e per lo sguardo su una realtà in trasformazione, confermando la versatilità dell’autore e la sua capacità di misurarsi con generi diversi.
L’insieme di questi lavori compone una filmografia che attraversa commedia, dramma e narrazione sociale, riflettendo l’evoluzione del cinema italiano dagli anni Ottanta ai primi anni Duemila. La presenza di premi e riconoscimenti, unita alla continuità delle collaborazioni, sottolinea il ruolo di Filippo Ascione come figura di riferimento nel campo della scrittura cinematografica.

L’attività di produttore e il ruolo nella Penta Film
Oltre al lavoro di sceneggiatore, Filippo Ascione ha svolto un ruolo significativo anche come produttore cinematografico. Negli anni Novanta ha collaborato con Penta Film, importante società italiana attiva nella produzione e distribuzione, nata dalla joint venture tra Cecchi Gori Group e Silvio Berlusconi Communications. In questo contesto, Ascione ha partecipato a una fase rilevante per l’industria cinematografica nazionale.
La Penta Film è stata protagonista di una stagione caratterizzata da produzioni di ampio respiro, che cercavano di coniugare esigenze autoriali e logiche di mercato. Il contributo di Ascione, inserito in un contesto organizzativo strutturato, ha riguardato lo sviluppo di progetti, la valutazione di soggetti e sceneggiature e il coordinamento di parte dei processi produttivi, permettendogli di acquisire una visione ancora più completa delle dinamiche del settore.
Questa esperienza nel campo della produzione ha rafforzato il profilo professionale di Filippo Ascione, rendendolo una figura capace di muoversi sia nell’ambito creativo sia in quello industriale del cinema italiano. La sua partecipazione a una stagione di trasformazione, in cui si ridefinivano i rapporti tra sale cinematografiche, televisioni e nuovi soggetti del mercato audiovisivo, lo colloca tra i protagonisti di un periodo di passaggio cruciale.
Il suo percorso dimostra come competenze diverse – dalla scrittura alla gestione produttiva – possano integrarsi e contribuire in modo sostanziale alla realizzazione di film che riescono a raggiungere il pubblico, mantenendo al tempo stesso un legame con la tradizione del cinema nazionale.

Filippo Ascione e il legame con Cariati
Nonostante una carriera sviluppata su scala nazionale, Filippo Ascione ha sempre mantenuto un rapporto stretto con la sua città natale, Cariati. Il comune del Cosentino, affacciato sul mar Ionio, ha rappresentato per lui un punto di riferimento affettivo e identitario, come ricordato nel messaggio ufficiale diffuso dall’amministrazione locale dopo la notizia della sua morte.
Tra i primi interventi istituzionali è arrivato proprio quello del Comune di Cariati, che in una nota ha espresso “profondo cordoglio per la scomparsa di Filippo Ascione, autore e protagonista di primo piano del cinema italiano” la cui perdita “lascia un vuoto significativo nel panorama culturale nazionale e nel cuore della sua città natale”.
Nel messaggio si sottolinea come Ascione fosse un “professionista stimato e uomo di grande sensibilità artistica”, che “ha attraversato con intelligenza e passione decenni di storia del cinema italiano”, affermandosi come regista, sceneggiatore e produttore e collaborando “con alcune delle figure più autorevoli della cinematografia nazionale”, tra cui Federico Fellini e Carlo Verdone. Nonostante il riconoscimento ottenuto a livello nazionale, Ascione “ha sempre mantenuto un legame autentico e profondo con Cariati, luogo delle sue origini”, al quale era “particolarmente affezionato” e che rappresentava per lui «un punto di riferimento affettivo e identitario”.
Il sindaco Cataldo Minò ha voluto ricordare pubblicamente la figura del concittadino: “Con la scomparsa di Filippo Ascione – dichiara il sindaco Cataldo Minò – Cariati perde un figlio illustre, un uomo di cultura che ha saputo portare il proprio talento ben oltre i confini locali senza mai dimenticare le sue radici. Il suo percorso umano e professionale rappresenta un esempio di passione, impegno e amore per l’arte”. E conclude: “Alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene giunga il cordoglio sincero dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità cariatese”.
L’eredità di Filippo Ascione nel cinema italiano
La scomparsa di Filippo Ascione viene percepita dal settore come la perdita di una figura che ha saputo contribuire, spesso lontano dai riflettori, alla crescita del cinema italiano. La sua presenza in progetti premiati e la continuità delle collaborazioni con attori e registi lo collocano tra i professionisti che hanno sostenuto in modo concreto lo sviluppo di storie, linguaggi e personaggi entrati nell’immaginario collettivo.
L’eredità di Ascione si misura non solo attraverso i riconoscimenti ottenuti, come il David di Donatello e il Nastro d’Argento, ma anche attraverso l’impatto che le opere da lui scritte o prodotte hanno avuto su più generazioni di spettatori. I film a cui ha lavorato continuano a essere trasmessi in televisione, riproposti nelle rassegne e studiati come parte integrante della storia recente del cinema nazionale.
Il ricordo che emerge, nelle testimonianze di colleghi e istituzioni, è quello di un autore rigoroso, attento ai dettagli, capace di muoversi con uguale serietà nella commedia e nel dramma. Il suo nome resta legato a titoli che hanno saputo cogliere le trasformazioni sociali e culturali del Paese, offrendo al pubblico uno sguardo al tempo stesso riconoscibile e personale.
Con la sua morte, il cinema italiano perde una voce importante del lavoro “dietro le quinte”, quella di chi contribuisce in modo silenzioso ma fondamentale alla costruzione dei film. La memoria di Filippo Ascione continuerà a vivere nelle opere che ha contribuito a creare e nel legame profondo con la sua terra d’origine, che ne custodisce oggi la storia e il ricordo.